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Ingiustamente Jiří Benda non è troppo conosciuto. Eppure egli (come Stamič o Dušek ad esempio) fa parte di quel gruppo di straordinari professionisti che, forti di una incredibile formazione musicale (la Boemia, loro patria fu per questo definita “conservatorio d’Europa”) contribuirono, grazie ai loro continui spostamenti da una corte all’altra (nello specifico da Berlino a Potsdam a Gotha, da Amburgo a Vienna all’Italia), alla diffusione di un linguaggio musicale comune a tutto il continente e al passaggio graduale dalla leggerezza dello stile galante alla sensibilità dello ‘stile classico’.
Ciò non solo attraverso l’elaborazione e la stabilizzazione di forme già note (come sinfonia e concerto) ma anche con l’invenzione di strutture originali, come il mélodrame (in italiano, melologo).
Caratterizzato dall’alternanza tra sezioni parlate e momenti strumentali di collegamento, il melologo fece la gloria di Benda che ne compose alcuni di grande fama stimolato dal fatto che a Gotha, dove lavorava, era presente a metà degli anni Settanta una importante compagnia di attori di prosa.
Secondo la moda neoclassica i lavori di Benda utilizzano soprattutto soggetti dell’antichità classica (se pure, come vedremo, riadattati) e tra essi spicca Arianna, su testo di J. Christian Brandes, presentata con enorme successo nel gennaio 1775 e per anni presente sulle scene tedesche, se ancora nel 1778 Mozart assistette a una sua rappresentazione a Mannheim.
Si ammira soprattutto del lavoro la perfetta simbiosi tra le sezioni del testo e il commento musicale, che serve a sottolineare l’efficacia drammatica dell’insieme, cui contribuisce una strumentazione espressiva dove si affianca agli archi in funzione assolutamente paritaria un’importante sezione di fiati (flauti, oboi, fagotti, corni e tromboni).
Brevemente la trama. Come sappiamo, Teseo, sconfitto il Minotauro, aiuta Arianna a fuggire da Creta e con lei approda a Nasso. Cedendo alle pressioni dei suoi compagni, abbandona però la fanciulla per tornare ad Atene. Il lavoro di Benda e Brandes proprio con l’addio di Teseo ad Arianna addormentata. Ridestatasi e trovatasi sola, una ninfa le rivela la fuga dell’amato. Scoppia una tempesta e la ninfa allora le comunica che potrà riavere Teseo solo se si offrirà a Nettuno per calmare la sua collera. Ariana sale su una roccia: lì viene colpita da un fulmine e precipita in mare invocando ancora una volta il nome di Teseo.
Orchestra Filarmonica Marchigiana
L’OFM, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti destinati alle scuole; è partner dei concorsi internazionali di Senigallia, Osimo, Loreto e Fermo. Particolarmente attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha dato vita all’idea “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, a fianco di grandi solisti e di giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive (con Raisat e Raidue) e le incisioni discografiche: tra esse La Serva Padrona e Stabat Mater di G. B. Pergolesi, Guntram di R. Strauss, Ouvertures di Rossini, Le nozze di Figaro di W. A. Mozart, Ouvertures, Preludi e Oberto Conte di San Bonifacio di Verdi, tutte dirette dal suo Direttore Artistico Gustav Kuhn. |
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| Domenica 30 novembre
2008 ore 18.00 |
| Jin Ju - Pianoforte |
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sonata n. 11 in si bem. magg. op. 22
Allegro con brio
Adagio
Tempo di minuetto
Rondò (Allegretto)
Sonata n. 14 in do diesis min. op. 27 n. 2 Al chiaro di luna
Adagio sostenuto
Allegretto
Presto agitato

Fryderik Chopin (1810-1849)
Barcarola op. 60
Ferenc Liszt (1811-1886)
“Rigoletto”. Parafrasi da concerto
“Aida”. Danza sacra e duetto finale
Rapsodia Ungherese n. 2 in do diesis min.
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Un programma come questo di Jin Ju ci accompagna non solo in un viaggio nel tempo (dal 1799 della Sonata op. 22 Beethoven al 1879 delle elaborazioni sull’Aida di Liszt), ma anche in un viaggio nel cambiamento dello strumento e dei gusti del pubblico tra la fine del Settecento e la fine del secolo successivo.
Beethoven definisce “Grande sonata per il piano-forte” la Sonata op. 22, e prosegue, nel biglietto di invio all’editore: “Questa è una sonata coi fiocchi, amatissimo e degno amico”. Schizzata nel 1799, completata l’anno successivo ma pubblicata solo nel 1802 a Lipsia, essa è contemporanea alla Prima sinfonia e, come quella, è insieme sguardo in avanti e saluto definitivo alla tradizione, proposta innovativa (basta leggere il titolo, che l’autore utilizzerà solamente per la Sonata op. 28 e per l’op. 106) e riferimento rispettoso allo spirito del classicismo di Mozart ed Haydn che in questo preciso momento diventa ‘neoclassicismo’, cioè stile rielaborato e riletto con spirito nuovo. Questa strana posizione a metà del guado è già chiara nel primo movimento, che utilizza ancora un formulario tecnico adatto al fortepiano ma che ha al suo interno un’energia e una forza dinamica tali da far dimenticare la consuetudine. Dopo un Adagio che ha quasi l’aspetto di una romanza italiana, con la sua ornamentazione dolcissima, e un Minuetto rococò, l’‘addio al Settecento’ si completa col Rondò dove l’ornamentazione è arricchita dal contrappunto e dal virtuosismo.
Per la Sonata op. 27 n. 2 vogliamo invece ritornare ai documenti, e riportare il giudizio del critico della Musikalische Zeitung alla sua pubblicazione (1802): “Essa non consente alcuna critica: questa fantasia dall’unità perfetta è uscita in un sol colpo, ispirata da un sentimento nudo, profondo, intimo e, per così dire, scolpito in un sol blocco di marmo”. Beethoven si libera del tradizionale ‘allegro di sonata’ e parte direttamente dall’Adagio, allargandone il significato espressivo; poi va in crescendo, e dopo una sorta di minuetto che serve a svaporare il sogno, scarica tutta la sua energia nell’ultimo tempo. La carica drammatica di questo brano non trova spazio in forme consuete, e l’irruente arpeggio che distrugge definitivamente ogni vecchia idea costruttiva si ricollega a quella concezione di pura armonia che era stata la struttura di base anche del primo movimento.
L’atmosfera del primo tempo del ‘Chiaro di luna’ si disperde a poco a poco nella seconda parte del concerto, grazie alla Barcarola di Chopin (1847) dolcissima, sognante, ma nuova nell’elaborazione pianistica e nell’uso delle risonanze di un pedale sempre più perfetto. Un nuovo pianismo per un nuovo pubblico, infine, quello di Liszt che trasforma il suo strumento quasi in un’orchestra. Poliedrico e inarrestabile ‘divulgatore’ nelle sue ‘parafrasi’ e ‘trascrizioni’ da opera, grazie alle quali il melodramma italiano dell’Ottocento (ma non solo) venne diffuso presso il pubblico dei concerti d’oltralpe, fu anche fervente patriota, contribuendo a diffondere la musica tzigana fuori dai circuiti della ‘musica d’uso’ nei teatri e nelle sale da concerto.
JIN JU
Nata a Shangai, ha iniziato giovanissima lo studio della musica e, dopo il Master al Conservatorio Centrale di Pechino, ha ottenuto un Diploma d’Onore presso l’Accademia Chigiana in Siena (con Michele Campanella) e il Diploma e la Gold Medal in Professional Performance al Royal Northern Music College di Manchester sotto la guida di Martin Roscoe. Perfezionata all'Accademia Internazionale Incontri col Maestro di Imola con Franco Scala e Lazar Berman per il pianoforte, e di Stefano Fiuzzi per il fortepiano e pianoforte romantico è stata membro di facoltà al Conservatorio Centrale di Pechino e ha insegnato al Royal Northern Music College di Manchester. Ha tenuto inoltre Master-Classes in Cina, Inghilterra e Stati Uniti. Attualmente è docente presso l'Accademia Internazionale di Imola.
Da quando, nel 2002, ha vinto il terzo premio al Concorso Pianistico Internazionale Cajkovskij di Mosca, Jin Ju ha suscitato grandi consensi di pubblico e di critica (Twa Jackson ha scritto nel 2005 sul The UKMetro che Jin Ju è “tra i più emozionanti giovani pianisti della scena concertistica internazionale”). Prima e dopo si è comunque affermata in altre importanti competizioni: tra esse ricordiamo il Concorso Internazionale Rumeno di Bucarest e il China National Piano Competition (1996); l’UNISA International Piano Competition, il Concorso Internazionale Theodor Leschetizky (2000), il Beethoven Society Competition di Londra (2001) e il Reine Elisabeth di Bruxelles (2003). Invitata a tenere recitals in Europa, USA ed Estremo Oriente, Jin Ju ha suonato in prestigiose sale da concerto (come la Konzerthaus di Berlino e Vienna, Bridgewater Hall di Manchester, Sala Grande del Conservatorio di Mosca e Palais de Beaux Arts di Bruxelles) e con varie orchestre (fra cui BBC Orchestra, la Belgian National Orchestra, Oslo Symphony Orchestra, South Africa New Philharmonic, Macao Symphony Orchestra, Royal Northern College of Music, Auckland Philarmonia Orchestra). Numerosi suoi concerti sono stati trasmessi dalla radio-televisione in Cina e le hanno fatto ottenere importanti riconoscimenti dal Ministero della Cultura Cinese. Anche la BBC e la NPR negli Stati Uniti hanno diffuso sue esecuzioni. |
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| Lunedì 8 dicembre
2008 ore 21.00 |
| Orchestra
Filarmonica Marchigiana |
CAJKOVSKIJ - MENDELSSOHN
Laura Marzadori violino Donato Renzetti direttore
Petr I. Cajkovskij (1840-1893)
Concerto in re magg.per violino e orchestra op. 35
Allegro moderato
Canzonetta
Allegro vivacissimo

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Sinfonia n. 3 in la min. op. 56 Scozzese
Andante con moto - Allegro un poco agitato
Vivace non Troppo
Adagio
Allegro vivacissimo - Allegro maestoso assai
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Spesso siamo legati al ‘luogo comune’ secondo il quale il Romanticismo rifiuta le forme stabilizzate dal Classicismo per esprimere l’individualità di ogni artista svincolato dalla tradizione. In realtà (e questo programma ce lo conferma) sinfonia e concerto non scompaiono, ma l’assoluta preminenza della personalità di ogni singolo artista fa sì che le forme ereditate dalla tradizione si modifichino dall’interno con una nuova libertà aperta anche al genere ‘a programma’, di ispirazione naturalistica o storica.
Il concerto solistico cerca di mettere d’accordo le esigenze esibizionistiche dell’interprete e la ricerca formale di un compositore; e anche il Concerto per violino di Cajkovskij non fa eccezione. Proprio questa pagina infatti è dimostrazione di come la forma venga bilanciata tra l’elaborazione tematica, costruita attraverso un canto sempre animato da un andamento carezzevole e quasi sensuale, e la brillantezza che contraddistingue la parte solistica. E se questo fatto fece inorridire Hanslik alla prima esecuzione del brano, avvenuta a Vienna il 4 dicembre 1881, è perché per accettare la validità di questo capolavoro come tale occorreva ammettere che la grande tradizione austro-tedesca (che negli stessi anni aveva in Brahms il suo più splendido rappresentante) aveva finalmente valide alternative musicali. Dolcissimi sono i temi quasi rapsodici del primo tempo, mentre il secondo tempo è dominato da una tenera nostalgia, e il Finale, dopo alcuni tentativi epici, si conclude nelle mani del solista attraverso un melodismo piacevole e popolareggiante.
Più pesante, invece, l’eredità della sinfonia, perché dopo i capolavori di Beethoven il confronto era difficile da sostenere, e nella nuova organizzazione impresariale dei concerti, le orchestre preferivano eseguire lavori di autori già noti che potessero attirare il pubblico. Così i musicisti scrissero sinfonie solo all’apice della carriera e, comunque, senza uscire da un certo tradizionalismo nei confronti della forma. In questo quadro la posizione di Mendelssohn è particolare: direttore del Gewandhaus di Lipsia, si cimentò con grandissima originalità nella sinfonia, proponendo cinque capolavori che hanno segnato un passo avanti nella storia del genere. Tra essi la Sinfonia n. 3 (1841), detta ‘Scozzese’ perché ispirata dal viaggio in Scozia nel 1829, è ricca di temi locali e ci fa immaginare gli affascinanti paesaggi del nord Europa. L’andante iniziale è elegiaco e l’Allegro inizia con un tema più mosso che acquista maggior respiro nello sviluppo. Il primo riferimento alla Scozia è nel secondo movimento, di cadenza popolaresca e andamento spigliato e baldanzoso, mentre il successivo Adagio dopo gli iniziali accenti dolorosi propone un tema cantabile contrapposto a un cupo ritmo di marcia funebre. Nell’ultimo tempo protagonisti sono i violini e il corno inglese: l’atmosfera spensierata e la sonorità smorzata si aprono talora ad accenti improvvisi fino all’ultima parte, basata su un tema popolare di estrazione scozzese, che conclude il brano con enfasi trionfale.
Orchestra Filarmonica Marchigiana
L’OFM, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti destinati alle scuole; è partner dei concorsi internazionali di Senigallia, Osimo, Loreto e Fermo. Particolarmente attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha dato vita all’idea “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, a fianco di grandi solisti e di giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive (con Raisat e Raidue) e le incisioni discografiche: tra esse La Serva Padrona e Stabat Mater di G. B. Pergolesi, Guntram di R. Strauss, Ouvertures di Rossini, Le nozze di Figaro di W. A. Mozart, Ouvertures, Preludi e Oberto Conte di San Bonifacio di Verdi, tutte dirette dal suo Direttore Artistico Gustav Kuhn.
Donato Renzetti
Dopo aver studiato composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano, ha ottenuto riconoscimenti in importanti concorsi internazionali: Diapason d’Argento (1975 e 1976), Gino Marinuzzi e Ottorino Respighi alla Chigiana di Siena (1976) oltre al bronzo all’Ernest Ansermet di Ginevra (1978) e al Guido Cantelli della Scala di Milano (1980).
Da allora è iniziata una carriera che ha alternato attività sinfonica, opera lirica e registrazioni discografiche.
Ha collaborato con orchestre prestigiose tra le quali London Philharmonic, London Sinfonietta, English Chamber Orchestra e Philharmonia di Londra, RIAS di Berlino, Capitole de Toulouse, Filarmonica di Tokyo, Filarmonica di Buenos Aires, Orchestra di Stato Ungherese e, in Italia Orchestre RAI, Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Orchestra del Teatro alla Scala. È stato invitato nei maggiori teatri lirici del mondo; tra essi Covent Garden di Londra, Opéra di Montpellier, Opera di Monaco di Baviera, Megaron di Atene, Colon di Buenos Aires, Lyric Opera di Chicago, Opera di San Francisco, Metropolitan e Carnegie Hall di New York e tutti i teatri italiani.
È stato ospite dei festival internazionali di Glyndebourne, Spoleto e Pesaro. Nel 1987 con i complessi artistici dell’Arena di Verona ha tenuto una tournèe in Egitto dove per la prima volta a Luxor è stata rappresentata l’Aida di Verdi. È stato Direttore Principale dell’Orchestra Internazionale d’Italia, dell’Orchestra della Toscana e dell’Orchestra stabile di Bergamo e, per nove anni consecutivi, di Macerata Opera. Nel 1994 è stato nominato Direttore Principale dell’Orchestra Stabile di Bergamo e della Filarmonica Veneta, nonché consulente artistico del Teatro Comunale di Treviso.
La sua discografia (per etichette quali Philips, Frequence, Fonit Cetra, Ricordi, Nuova Era e Dynamic) comprende opere di Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi, Pergolesi, Cajkovskij, Schubert, Cherubini e Mayr. In particolare Manfred di Schumann, con l’Orchestra e il Coro della Scala (voce recitante Carmelo Bene), ha vinto il XIX Premio della Critica Italiana del Disco. Ha registrato anche alcuni DVD tra i quali La figlia del Reggimento alla Scala e Cenerentola al Festival di Glyndebourne. Dal 2005 è Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica Portoghese del Teatro S. Carlo di Lisbona.
Laura Marzadori
Diciottenne bolognese, imbraccia per la prima volta il violino a poco più di tre anni, seguendo il Metodo Suzuki. A undici anni entra al Conservatorio di Bologna dove si diploma a diciassette con la votazione di 10 e lode e menzione d’onore. A tredici anni vince la Rassegna Nazionale d’Archi di Vittorio Veneto nel 2002, a quindici il Premio nazionale di violino Bruno Zanella e il secondo premio (primo non assegnato) alla prima edizione della Rassegna Nazionale Andrea Amati per giovani violinisti. Nello stesso anno riceve il Premio Nazionale delle Arti, presieduto da Uto Ughi. A sedici anni conquista il premio Città di Vittorio Veneto. L’artista, che nell’occasione si è aggiudicata anche il Premio Gulli per la migliore esecuzione di Mozart, è la più giovane vincitrice del Concorso dalla fondazione. |
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| Domenica 4 gennaio 2009 ore 18.00 |
| Tango e Dintorni |
Luis Bacalov pianoforte
Ignacio Cervantes (1847-1905)
Contradanze
El velorio
La glorieta
Adios a Cuba
Isaac Albeniz (1860-1909)
Tango
Juan José Castro (1895-1968)
Evocation
Llorón
Compadrón
Milonguero
Nostálgico
Ennio
Morricone (1928)
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Luis Bacalov (1933)
Concierto de Buenos Aires Prima parte

Igor Stravinskij (1882 - 1971)
Tango
Luis Bacalov
3 Tanghitudes
Ricercare Baires 1
Carlos Gardel (1887-1935)
El dìa que me quieras
Angel Villoldo (1861-1919)
El Choclo
Astor Piazzolla (1821-1992)
Decarìsimo
Invierno Porteño |
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“Penso che il mio tango sia diverso dal tango comune: il mio tango comincia nel ‘54, al momento in cui l’altro comincia a morire. Allora per questo la gente, i tradizionalisti, i musicisti e le persone che oggi hanno più di 55 anni non amano la mia musica” affermava Piazzolla in una intervista in cui cercava di chiarire quale fosse il suo approccio alla tradizione musicale del suo Paese. Quando infatti il compositore iniziò a dedicarsi a questo modello musicale, il tango aveva già una sua storia e una sua tradizione stilistica e musicale consolidata non solo in Argentina, dove vi si erano dedicati oltre ai musicisti ‘popolari’ (come Gardel e Villoldo, considerati quasi ‘padri’ del genere) e compositori ‘colti’ (Castro e il cubano Cervantes), ma anche negli Stati Uniti e in Europa.
Nato alla fine dell’Ottocento da una genealogia complessa, come complessa è la varietà culturale in Argentina, terra di immigra¬zione, il tango è danza caratteristica delle due capitali Buenos Aires e Montevideo. Da questa danza originaria, costruita quasi esclusivamente su una base ritmica, si svilupparono all’inizio del Novecento alcune varianti, tra le quali quella che ancora oggi ci appare come sigla di questa danza, la sincope del primo dei due movimenti in cui essa si struttura.
In questo modo il tango divenne famoso in Europa, dove all’accoglienza entusiastica della gente che lo utilizzava come divertimento facevano da contraltare i giudizi dei benpensanti, scandalizzati quanto lo erano stati all’inizio dell’Ottocento altri moralisti nei confronti del valzer. È così che esso trova spazio nelle raccolte di Albeniz e in Histoire du Soldat di Stravinskij, che lo usano il primo come collegamento alla musica popolare e il secondo (dopo la guerra mondiale) per distruggere attraverso la ‘musica d’uso’ la tradizione tardoromantica europea.
Successivamente però esso perse le sue caratteristiche per divenire, grazie anche alla diffusione attraverso il cinema (basti pensare a Rodolfo Valentino), soprattutto canzone a ballo. Situazione questa che rimase tale (e ancora oggi costituisce una grande parte dell’uso di questa danza) fino all’av¬vento appunto di Piazzolla il cui tango, così come lui stesso affermava, è cosa differente sia dalla danza delle origini che dalla musica da ballo di Baires degli anni Quaranta, ma è vera e propria musica da camera, da ascoltare, da meditare. Egli riuscì a estrarre l’essenza di un materiale fino a quel momento considerato folklorico, assimilando sia gli influssi del jazz che quelli di altre forme apparentemente estranee adesso, con ciò aumentandone anche la nostalgia. Per raccogliere, attraverso quello che è diventato un vero e proprio ‘linguaggio classico’ della musica argentina, riferimenti che, come accade per le Stagioni da cui è tratto l’ultimo brano in programma, recuperano la storia della musica e la rileggono alla luce di una nuova, originale ispirazione.
Luis Bacalov
Nato a Buenos Aires, ha studiato pianoforte con Enrique Baremboim poi Berta Sujovolsky avviando l’attività concertistica come solista, in duo con il violinista Alberto Lisy e in gruppi di musica da camera. Lavorando per la Radio e la Televisione Colombiana, compie ricerche sul folklore musicale del Sud America facendo anche conoscere la produzione pianistica locale di Otto e Novecento. Attivo degli anni Sessanta in Italia e in Francia come compositore per il cinema, collabora con registi tra cui Lattuada, Damiani, Scola, Petri, Wertmüller, Fellini: autore delle musiche di Il cielo cade dei fratelli Frazzi (coi quali ha collaborato per Almost American) e del Postino di Michael Radford (che ha ricevuto premi e nomination quali David di Donatello, Globo d'Oro, Nastro d'Argento, Premio Oscar della Academy of Motion Pictures Arts and Science, Premio Nino Rota). Per La tregua di Rosi ha ottenuto la nomination al David di Donatello e per il Vangelo secondo Matteo di Pasolini quella dell’A.M.P.A. Ha vinto il Globo d’oro per la musica del Consiglio d’Egitto di Emidio Greco. Come pianista e direttore d'orchestra affianca il ‘repertorio’alle musiche di autori latino-americani: ha inaugurato la Cavea dell'Auditorium Parco della Musica (2003) con “Cinema Italiano” dirigendo l'Orchestra di Santa Cecilia e ha eseguito con la Santa Barbara Symphony e la Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano la ‘prima’ del suo Triple Concerto (per soprano, bandoneon e pianoforte).
Ha musica da camera per vari gruppi strumentali e per pianoforte e orchestra. La sua Misa Tango (per soli, coro e orchestra), registrata per la DGG da Chung con Domingo, Martinez e Passarella, è stata eseguita a Roma con l’Orchestra di Santa Cecilia al Festival di Pasqua 1999 e poi riproposta e trasmessa dalla RAI nel 2006 a Palermo (Teatro Massimo) e a Bari in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale. Ha diretto prime mondiali di diverse sue opere: nel 2004 Estaba la Madre (Teatro Nazionale di Roma, regia di Giorgio Barberio Corsetti, ri proposta nel 2007 in Argentina, Teatro di La Plata, Buenos Aires); nel 2006 Un ingenioso hidalgo en America (Città del Messico); nel 2008 y Borges cuenta que… (Siena, per l’Accademia Chigiana). Ha formato un quartetto (con bandoneón, contrabbasso e percussioni) con cui esegue brani che ricercano punti d'incontro fra diverse culture musicali (musica etnica, urbana, contemporanea). Ha registrato (DDG) i tanghi di Piazzolla e il suo Tangosain per pianoforte e orchestra, album che ha avuto la nomination al Latin American Grammy Awards 2001. Direttore Principale dell'Orchestra della Magna Grecia (Taranto) è presente in rassegne musicali anche come direttore d'orchestra. È docente di composizione di musica per il cinema alla Accademia Chigiana di Siena. |
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| Venerdì 23 gennaio 2009 ore 21.00 |
| Orchestra Sinfonica "G. Rossini" |
Daniele Agiman direttore
Simona Marchini voce recitante
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Le Ebridi (La grotta di Fingal) - Ouverture in si min. op. 26
La favola della bella Melusina - Ouverture in Fa magg. op. 32

Sergej Prokof’ev (1891-1953)
Pierino e il lupo op. 67
fiaba musicale per bambini |
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Il concerto inizia con la celebrazione di uno degli anniversari illustri del 2009, quello di Mendelssohn (200° della nascita e 160° della morte), e propone due tra le pagine più innovative del grande Tedesco, quelle ‘ouvertures’ da concerto che, quasi inventate da lui, nella prima metà dell’Ottocento allargano al genere ‘a programma’ il panorama delle forme della musica sinfonica. Le Ebridi (1832) sono frutto musicale delle suggestioni del viaggio compiuto dal compositore in Scozia e, nella sua struttura tumultuosa, sembra voler descrivere gli agitati mari del Nord. La bella Melusina (1833) è una delle pagine più poeticamente elevate del musicista, che si rifà alle leggende germaniche legate alle ninfe e alle sirene del fiume Reno.
Dopo due pagine che si collegano a contenuti extramusicali troviamo una pagina in cui il descrittivismo esplicito assume connotati non solo poetici ma didattici.
La storia della musica non è priva di generi che affiancano parti recitate e momenti musicali (anche in questa stessa rassegna di concerti troviamo uno splendido esempio di melologo settecentesco), ma nel Novecento questo modello di espressione assume aspetti molto più vari e sfaccettati. Intanto quella del ‘teatro di parola con musica’ sembra essere una delle maniere per uscire dall’ormai anacronistico melodramma, e quindi appare frequentemente nei cataloghi di autori innovativi al limite dell’avanguardia (come i francesi tra le due guerre). E poi il genere si mostra adatto anche a una funzione didascalica. Ecco il punto: nel Novecento ci si accorge che la musica ‘dal vivo’ sta correndo due seri rischi. Il primo è il diffondersi progressivo dei mezzi di riproduzione sonora, che allontanano il pubblico dalle sale e consentono un ascolto diretto e individuale del prodotto musicale; il secondo è che il pubblico, sempre meno aggiornato sui nuovi linguaggi, spesso non preparato alla ‘classica’ si sta dirigendo inevitabilmente verso generi musicali ‘non colti’. Proprio Prokofiev esclamava “È passato il tempo in cui la musica veniva creata per un manipolo di esteti: oggi vaste folle sono giunte faccia a faccia con la musica e stanno in attesa con ardente impazienza. Compositori, abbiatelo a mente! Se respingiamo queste masse esse non rimarranno senza musica ma vi abbandoneranno per rivolgersi al jazz o ad altri generi”. Inevitabile quindi che, anche per ragioni ideologiche che sarebbe lungo qui indagare, in Unione Sovietica (ma la stessa cosa accade in Francia, con le favole musicali composte da Poulenc, o in Gran Bretagna con la Guida all’orchestra sinfonica proposta da Britten) prioritaria divenga la formazione del gusto dei giovani e dei giovanissimi, per fare loro conoscere i suoni della musica colta attraverso prodotti accattivanti e pensati specificamente per loro. Questa la funzione di Pierino e il lupo (1936), su un testo dello stesso compositore, favola semplicissima in cui ciascuno dei sette personaggi (uccellino, anatra, gatto, nonno, lupo, cacciatori e, ovviamente, Pierino) è associato a un timbro dell’orchestra e dove la trama del racconto si dipana parallelamente tra parole e musica alternate in un gioco piacevolissimo e facilmente memorizzabile anche dai più piccoli.
Orchestra Sinfonica G. Rossini
È l’orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino; ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Dal 2005 ha il riconoscimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 2001 è presente al Rossini Opera Festival.
Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata dal M° Alberto Zedda, la formazione ha partecipato con successo alle ultime edizioni del ROF, come Orchestra del Festival, con le seguenti produzioni: La gazzetta e Il viaggio a Reims (Rossini), Un avvertimento ai gelosi (Pavesi) e La poetessa idrofoba (Pacini) nel 2001; L’equivoco stravagante e Il Turco in Italia (Rossini), Gl’inganni della somiglianza (Generali), I tre mariti (Mosca) nel 2002; Adelina (Generali) nel 2003; Il trionfo delle belle (Pavesi) nel 2004; Arrighetto (Coccia) nel 2005; Concerto di bel canto (Vinco-Regazzo) nel 2006; Concerto di bel canto (Bordogna – Taddia) e Concerto d’archi (con musiche di Rossini e Verdi) nel 2007.
Nel 2004 il gruppo si è costituito in associazione autonoma assumendo la nuova denominazione, con l’intento di proseguire la propria attività lirica e sinfonica anche in altre sedi e contesti.
L’attività dell’Orchestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale e all’estero. Organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di Pesaro (Teatro Gioachino Rossini), di Fano (Teatro della Fortuna), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e nei teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino. Nel 2005 l’OSR si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta, sempre nel 2008 ad Ankara. L’OSR è rappresentata in qualità di direttore organizzativo dal M° Bruno Maronna e di presidente dal M° Saul Salucci.
Daniele Agiman
Milanese, Agiman è diplomato in composizione, musica corale e direzione di coro, pianoforte, direzione d’orchestra e direzione d’orchestra per avviamento al teatro lirico, ed è diplomato col massimo dei voti in direzione d’orchestra all’Accademia Musicale Pescarese. Ha frequentato vari corsi di perfezionamento e ha vinto diversi premi e borse di studio. Ha poi collaborato con varie orchestre italiane (Pomeriggi Musicali, Sinfoniche di Bari, di Sanremo, di Lecce ecc.) ed europee (in Polonia, Ungheria, Russia, Austria). Egualmente attivo nel repertorio sinfonico e operistico, ha diretto i capolavori di Donizetti, Verdi e Puccini in festival e stagioni liriche (come Festival Lario Lirica) in Italia e nel mondo (Argentina, Sud Africa, Francia, Germania, Romania, Svizzera, Georgia, Russia) e sue esecuzioni sono state trasmesse dalla RAI e dall’ORF. Ha ricoperto e ricopre vari incarichi ufficiali, tra i quali di Direttore ospite principale alla Shizuoka Symphony Orchestra. È frequentemente invitato da Università (Bologna, Ancona, Roma Tre, Milano, Seoul), associazioni culturali e centri di studio e ricerca (Rete Stresa, Società Gruppo-Analitica Italiana, I.S.M.O) per riflettere sulla storia della musica occidentale e sull’ermeneutica musicale all’interno del più vasto orizzonte epistemologico e filosofico contemporaneo. Titolare della cattedra di direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano, dal marzo 2007 è professore onorario di direzione d’orchestra all’Università Kurashiki Sakuyo in Giappone.
Simona Marchini
Dopo la laurea in lettere moderne si avvicina all’ambiente artistico attraverso la partecipazione a programmi televisivi e radiofonici all’epoca dirompenti per il linguaggio utilizzato (Quelli della notte di Renzo Arbore, A tutto gag, Black out), ideando personaggi femminili presto divenuti popolari. Nel 1985 riapre, come Centro Culturale, La Nuova Pesa (fondata nel 1958 dal padre) dando avvio non solo a un percorso espositivo che ha visto la partecipazione di artisti tra i più importanti della scena internazionale (D. Spoerri, J. Kounellis, R. Horn, H. Nagasawa, F. Mauri, tanto per citarmne alcuni) ma anche a una promozione e organizzazione culturale culminata nella Sovrintendenza del Todi Arte Festival (2000-2007).
Affianca a una carriera di attrice che l’ha portata in tournée nei più importanti teatri d’Italia (con lavori di Tofano, Scarpetta, Palazzeschi, Vaime, Molière, Battistelli, Verga, Battistelli ecc.) una passione per la musica classica e l’opera lirica in particolare. Ha curato dal 1996 numerose regie d’opera (tra le tante ricordiamo L’Amico Fritz, La Frascatana, Madama Butterfly, La Traviata, Rigoletto, La vedova allegra, La Cenerentola) e ha realizzato nel 1998 ha tenuto per le scuole gli Incontri sull’opera lirica e ha curato e ha realizzato (Palazzo delle Esposizioni di Roma, 1998) la mostra Opera, percorsi nel mondo del melodramma..
Recentemente ha promosso un ciclo di concerti di Marta Argerich per il 40° dalla morte del pianista italo-argentino Vincenzo Scaramuzza. Ha dedicato particolare attenzione alla condizione dell’infanzia nelle aree più povere del mondo (è Ambasciatrice UNICEF dal 1987) non trascurando le problematiche dell’infanzia del nostro paese, soprattutto per quanto riguarda il tema della crescita attraverso la formazione artistica, in particolare musicale, istituendo laboratori di propedeutica musicale. |
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| Mercoledì 4 febbraio 2009 ore 21.00 |
| Martha Argerich e Nelson Goerner - Duo Pianistico |
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sonata in re magg. per pianoforte a quattro mani K. 381
Allegro
Andante
Allegro molto
Sergeij Rachmaninov (1873-1943)
Danze sinfoniche op. 45 - trascrizione per due pianoforti
Non allegro
Andante con moto - Tempo di valzer
Lento assai - Allegro vivace

Maurice Ravel (1875-1937)
Ma Mère l'Oye - per pianoforte a quattro mani
Pavane de la belle au bois dormant
Les entretiens de la belle et de la bête
Petit poucet
Laideronnette, imperatrice des pagodes
Le jardin féerique
La Valse poème chorégrafique - trascrizione per due pianoforti |
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Se pensiamo a quale ampio spazio ha nella letteratura musicale, sembra quasi incredibile che il genere della musica per pianoforte a quattro mani (e, per estensione, anche il repertorio per due pianoforti) abbia un’origine per così dire ‘tardiva’ rispetto alle grandi forme e ai grandi generi della storia della musica.
Intanto, prima della fine del Settecento il genere ‘a quattro mani’ praticamente non esisteva: i duetti per strumenti uguali avevano quasi solo una funzione didattica o dilettevole, e i compositori vi si dedicavano solo occasionalmente.
Rarissime sono infatti le composizioni per cembalo destinare a due esecutori (sulla stessa tastiera o su due strumenti distinti), e in questo si può affermare che proprio Mozart abbia inaugurato il genere, trasformandolo da puro divertimento salottiero a musica destinata ai concerti, accompagnando anche nel ‘quattro mani’ il passaggio dal clavicembalo al pianoforte. Così il primo grande salto di qualità nel genere si trova nelle pagine del grande salisburghese, tra le quali la brillantissima e felice Sonata K. 381 si segnala come il primo grande esempio, scritta a sedici anni proprio per l’esecuzione in coppia con la sorella Nannerl.
Tuttavia in epoca classica (Beethoven destinò all’organico poche righe) e in epoca romantica il repertorio per duo pianistico, come in pochi altri cas,i rispose a esigenze non solo o non tanto musicali ma anche e soprattutto culturali e sociali.
Il quattro mani era infatti il genere preferito nei salotti di cultura di Vienna, di Parigi, di Berlino o di Lipsia, e per questa formazione venivano composti, anche da grandi autori, moltissimi brani destinati innanzitutto al diletto degli esecutori e non a un pubblico di spettatori paganti. Ma in un’epoca in cui l’ascolto delle grandi opere sinfoniche era consentito solo a chi abitava in una città dove era presente un’orchestra, questo organico (come il ‘due pianoforti’) consentiva di ‘consumare’ se pure nell’adattamento e nella trasposizione per la tastiera, i capolavori per organici più ampi. Una tradizione questa che rimane nata nell’Ottocento rimase fino al Novecento (epoche queste nelle quali non mancano capolavori nati e pensati per duo), quando sono spesso gli stessi autori a trasporre per le due tastiere i propri capolavori sinfonici.
Questo accade per La Valse di Ravel, un “turbinio fantastico e fatale” (come lo definì il compositore) composto tra il 1919 e il 1920 in omaggio alla Vienna di Strauss, pagina che non perde nulla della sua potenza meravigliosa e del suo fascino elegantissimo nemmeno nella sua versione ‘in bianco e nero’.
Esattamente inverso il cammino delle Danze Sinfoniche di Rachmaninov, la cui prima versione fu preparata proprio per due pianoforti e eseguita per la prima volta nel 1940 dall’autore e da Vladimir Horowitz nella sua casa americana. E anche dei cinque pezzi di Ma mère l’Oye, che Ravel compose per due bambini suoi amici e che poi, con la maestria che lo contraddistingue, trasformò e allargò all’orchestra facendone un balletto.
Martha Argerich
Nata a Buenos Aires, ha iniziato lo studio del pianoforte a cinque anni con Vincenzo Scaramuzza, e ben presto si è esibita in pubblico come enfant prodige. Nel 1955 si è trasferita in Europa per continuare gli studi a Londra, a Vienna ed in Svizzera con Seidlhofer, Gulda, Magaloff e Lipatti. Nel 1957 ha vinto i concorsi pianistici di Bolzano e Genova e, nel 1965, il prestigioso concorso Chopin di Varsavia. Particolarmente apprezzata per le interpretazioni delle opere virtuosistiche dell’Otto e Novecento, ha un repertorio che comprende lavori da Bach a Bartok, da Beethoven a Ravel, da Chopin a Messiaen. Invitata dalle più prestigiose orchestre, dai direttori e nei festival musicali più importanti del mondo, ha interesse anche per la musica da camera (con i pianisti Nelson Freire e Alexandre Rabinovic, col violoncellista Mischa Maisky e il violinista Gidon Kremer). È dal 1996 Officier des Arts et Lettres e dal 1997 Accademica di Santa Cecilia; ha ottenuto nel 2005 il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association. Dal 1998 è Direttore Artistico del Beppu Festival in Giappone e nel 1999 ha fondato un concorso pianistico internazionale a Buenos Aires. Ha inciso per le principale etichette discografiche (quali Sony, Philips, Teldec e DGG) e i suoi CD hanno ottenuto premi prestigiosi. I suoi recital sono spesso trasmessi in mondovisione.
Nelson Goerner
Nato in Argentina ha studiato al Conservatorio di Buenos Aires con Jeorge Garruba debuttando come solista a 11 anni. Vinto il primo premio al Concorso Franz Liszt, dopo numerosi concerti nel suo Paese giunge in Europa per perfezionarsi e qui la vittoria al Concorso di Ginevra (1990) gli apre le porte della carriera internazionale. Ha suonato nelle sale più importanti (Leipzig Gewandhaus, Muenchner Herkulessaal, Sala Verdi a Milano) e per festival prestigiosi (Lucerne, Roque d’Anthéron, BBC Proms e Salisburgo) come solista, con rinomate orchestre (come BBC Philharmonic, Suisse Romande, Maggio Musicale, National de France, Sinfonia Varsovia, Los Angeles Philharmonic) e sotto la guida di grandi direttori (Jordan, Kreizberg, Krivine, Järvi, Neschling ecc.). Ha una intensa attività cameristica: si esibisce col Takacs Quartet, Vladimir Replin, Gary Hoffman, Alexander Rabinovich oltre, ovviamente, che con Martha Argerich.
La sua discografia include opere di Chopin (Emi Classics), Rachmaninov, Liszt, Schumann. |
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| Domenica
15 febbraio
2009 ore 18.00 |
| Magoni / Spinetti |
MUSICA NUDA 55/21
Petra Magoni voce
Ferruccio Spinetti contrabbasso
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Raccontano gli stessi interpreti: “Il progetto è nato dopo cinque anni di lavoro, come dicono i francesi, "per azzardo”. Il primo cd fu registrato in un solo pomeriggio mentre Musica Nuda 55/21 ci ha impegnato per parecchi pomeriggi… Abbiamo cercato di tener presente sempre due cose fondamentali per noi: la libertà e l'emozione. Libertà di suonare quello che ci piace attraverso un'emozione che speriamo essere riusciti a tradurre nel disco, sia nelle cover che nei brani originali.”
Il cd 55/21 (i due numeri sono quelli che corrispondono nella cabala napoletana alle parole Musica e Nuda) uscito il 20 giugno 2008 è l’ultimo frutto della ricerca che i due curiosissimi interpreti hanno portato avanti da qualche anno. Basta leggere (qui di seguito) i curricoli degli artisti per capire come essi siano partiti da una formazione ‘culturale’ importante per poi allargare il concetto di ‘classico’ anche ai capolavori di ‘musica leggera’ del nostro tempo.
E la scommessa di interpretare le più belle canzoni del nostro tempo esclusivamente con i proprio strumenti serve proprio per arrivare al nucleo dell’arte e della musica. È Petra Magoni ad affermare: “Un genere ‘nudo’, essenziale, spogliato da tutto quello che c'è in più, un genere minimalista che lascia la possibilità all'ascoltatore di immaginarsi quello che non c'è e di sentire quello che lui si immagina dal pezzo che noi eseguiamo”. E poi prosegue: “Credo che il nostro duo funzioni, musicalmente, per lo spazio che concediamo al silenzio. Tra il mio registro, piuttosto alto, e i suoni gravi del contrabbasso, c' è uno spazio enorme nel quale ci sentiamo entrambi estremamente liberi. L'intera tavolozza delle sfumature è costantemente disponibile”.
Un esperimento, quello di spogliare la musica per arrivare al nucleo delle emozioni, che va considerato riuscito in quanto i due artisti, entrambi con una lunga appartenenza al mondo della musica classica, del jazz e del pop (due Festival di Sanremo a testa), quasi a ripercorrere le tappe della propria carriera, interpretano, con grande disinvoltura e senza eccedere in inutili virtuosismi, tutti i brani. Dalle note dolci amare di Eleanor Rigby fino ai classici della canzone d'autore italiana. Battisti e i Beatles, De André e Celentano, la canzone napoletana e il musical si alternano a pagine originali e scritte appositamente in questo progetto a dimostrazione che quando si hanno capacità e voglia, “la musica può essere un elastico con cui catapultarsi da un pianeta all' altro senza cadute. Nonostante l'azzardo di basarsi solo sulle poche corde di una voce e di un contrabbasso”.
Petra Magoni
Nata a Pisa ha iniziato a cantare in un coro di voci bianche e per molti anni ha fatto esperienza in gruppi vocali di vario genere. Dopo gli studi di canto presso il Liceo Musicale di Livorno e l'Istituto Pontificio di Musica Sacra di Milano ha seguito vari seminari e corsi si perfezionamento: musica antica con Alan Curtis, improvvisazione con Sheila Jordan, canto armonico e difonico con Tran Quan Hay ed ensemble vocale coi King's singers. Dopo l’attività nella musica antica e operistica approda al rock col gruppo Senza freni. Due volte a Sanremo (1996 con "E ci sei" e 1997 con "Voglio un dio"), appare in trasmissioni televisive (Tappeto volante, Aria fresca, In famiglia, Due come noi, Su le mani, ecc...), partecipa a tournée teatrali e al film Bagnomaria di Giorgio Panariello, col quale incide la canzone "Che natale sei". Ha collaborato col rapper Stiv, con musicisti jazz come Antonello Salis, Ares Tavolazzi e con Stefano Bollani (suo marito). Con lo pseudonimo di Artepal lavora nella dance come cantante e come autrice ("Don't give up" è il brano degli spot della Sasch), ma ha inciso due dischi a proprio nome (Petra Magoni, 1996, e Mulini a vento, 1997) e un disco sotto lo pseudonimo Sweet Anima, uscito nel gennaio 2000, contenente le canzoni scritte in inglese da Lucio Battisti. Insieme a Giampaolo Antoni (come Aromatic) ha inciso l'album elettro-pop Still Alive (2004). Nel 2003 ha creato con Ferruccio Spinetti il duo per solo contrabbasso e voce Musica Nuda (che con due cd nel 2004 e 2006 ottiene grande successo di pubblico e critica in Italia e all’estero) e nel 2005 esce Quam Dilecta, disco di musica sacra. In ambito teatrale è voce solista dell' operina Presepe vivente e cantante con musiche di Stefano Bollani e testi di David Riondino, e ha partecipato a produzioni del teatro dell'Archivolto di Genova con la regia di Giorgio Gallione.
Ferruccio Spinetti
Diplomato in contrabbasso con il massimo dei voti e la lode, tra 1989 e 1991 partecipa ai seminari senesi di musica jazz. Nel 1990 entra nella Piccola Orchestra Avion Travel (con la quale vince, nel 1998, il Premio della critica e nel 2000 il festival, a Sanremo) e nel 1992-93 fa parte dell' Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole. Nel 1993 entra nell'Orchestra Giovanile Italiana di Jazz sotto la guida di Bruno Tommaso e Giancarlo Gazzani ed è dal 1997 al 2004 docente di basso, contrabbasso e musica d’insieme ai corsi di improvvisazione musicale di Siena Jazz. Nel 2003 Ferruccio Spinetti fonda con Petra Magoni a Musica Nuda. Classificato al terzo posto al Premio Tenco 2004 (categoria interpreti), in Francia ha vinto il Disco d’oro, ha ottenuto dalla radio pubblica prestigiosi riconoscimenti e il premio “Les quatre clés” della rivista Télérama. Nel 2004 è entrato nel quintetto di Stefano Bollani. Con Petra si aggiudica la Targa Tenco come interpreti e il premio "Miglior Tour" al Meeting Etichette Indipendenti di Faenza. Con Petra Magoni e l'attrice cantante Monica Demuru ha portato in scena AE DI-Odissea Pop. Ha collaborato con Mal Waldron, Arto Lindsay, Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Stefano Battaglia, Ettore Fioravanti e altri jazzisti italiani, e suona in duo con il pianista Giovanni Ceccarelli. Ha partecipato a incisioni discografiche di artisti come Fiorella Mannoia, Samuele Bersani, Gino Paoli, Patty Pravo. |
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| Venerdì 27 febbraio
2009 ore 21.00 |
| META4 String Quartet |
Antti Tikkanen violino
Minna Pensola violino
Atte Kilpeläinen viola
Tomas Djupsjöbacka violoncello
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Quartetto in re magg.op. 20 n. 4 Hob: XVIII n. 34
Allegro di molto
Un poco adagio
Menuet (allegretto alla zingarese)
Dmitri Šostakovic (1906-1975)
Quartetto n. 4 in re magg. op. 83
Allegretto
Andantino
Allegretto
Allegretto

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Quartetto in fa min. op. 80
Allegro vivace assai
Allegro assai
Adagio
Finale (Allegro Molto) |
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| ± INFORMAZIONI |
Potremmo intitolare questo concerto “tra Classicismo e Neoclassicismo”, poiché il programma mette a confronto una pagina splendida di colui che è spesso identificato come “l’inventore” del quartetto per archi (Haydn, l’ultimo quartetto di colui che, nel Romanticismo, con grande consapevolezza si è ricollegato a quella lezione (Mendelssohn) e colui che, nel Novecento ha utilizzato il quartetto come espressione essenziale della propria interiorità e ne ha fatto un diario personale ed esclusivo.
Il campo del quartetto è per Haydn forse il più ricco di capolavori e il suo contributo allo sviluppo di questa forma (ottantatre quartetti in diciotto raccolte tutte pubblicate lui vivente) è stato nella storia assolutamente fondamentale. I primi quartetti, scritti a metà Settecento e destinati allo svago di gruppi dilettanti, hanno ancora la vaga struttura del ‘divertimento’, dove i due violini dialogano tra loro mentre viola e violoncello hanno funzione di sostegno. Ma già l'op. 17 (1771) mostra la svolta verso un “nuovo contrappunto”: l’antica tecnica costruttiva consente di mettere gli esecutori sullo stesso piano e di costruire una struttura di grande equilibrio dove “quattro persone ben educate” (come le definiva Goethe) dialogano tra loro. La svolta decisiva nella trasformazione del quartetto da genere d’intrattenimento a quintessenza della musica da camera sono i sei Quartetti op. 20 (1772) denominati dall'editore, "Sonnen-Quartette" (“Quartetti del Sole”) e intitolati da Haydn "Divertimenti a quattro", per sottolineare il recupero della sapienza costruttiva barocca che culmina nell’utilizzazione, in ben tre di essi, di una fuga come movimento conclusivo. Il Quartetto n. 4 mostra questa nuova concezione sin dal primo elaborato movimento giocato sulla variabilità tonale, mentre l’Adagio centrale (un tema con variazioni in tonalità minore) ribadisce il ruolo paritario degli strumenti facendo ciascuno protagonista di una sezione. Il Minuetto conclusivo, lontano dalla grazia aristocratica, recupera coi modi “zingareschi” quel sapore ritmico e popolare presente anche nelle opere più impegnative del compositore austriaco.
Da Haydn a Šostakovic il salto cronologico è certamente grande, ma il mondo del travagliato compositore sovietico e il suo atteggiamento verso il quartetto è analogo a quello dei grandi del classicismo (viene in mente soprattutto Beethoven) per i quali a questo organico erano affidate le confessioni più interiorizzate dell’animo. Quindici sono i quartetti preparati nel corso della propria vita dal Sovietico, tra i quali l’introverso Quarto (1949) risente fortemente del clima di quagli anni, in cui il musicista era inviso dal Regime. Uno sconforto che si percepisce dal primo al quarto tempo, anche se non mancano aperture verso la musica popolare.
Infine Mendelssohn, considerato “il classico tra i romantici”, per essere riuscito ad incanalare gli aneliti del suo animo fremente nella compostezza di forme all’apparenza intangibili. Ma il Quartetto op. 80 - completato dal musicista nel settembre nel 1847 (morirà in novembre quello stesso anno) - squarcia il velo della linearità quasi distaccata tipica del compositore e racconta senza mediazioni un sentimento di malinconia e quasi di rassegnazione. Lontano dall’immagine che abbiamo del musicista, questo capolavoro per la prima volta ne mette a nudo lo spirito, esprimendone la sofferenza per la morte della sorella e la sua angoscia di fronte alla propria fine imminente. Tutto ciò senza tregua, dal primo movimento (irruente e quasi spaventato davanti alla morte) al secondo (che se sembra rievocare lo spirito delle fate tanto caro al musicista ma che contiene invece una carica dolorosa e angosciante) al terzo (un Adagio oscuro e sincopato) fino all’ultimo (che recupera la carica disperata del primo portandola al parossismo conclusivo).
META4 STRING QUARTET
Il giovane quartetto finlandese Meta4 si è imposto rapidamente sulla scena internazionale come uno dei gruppi più interessanti di oggi. Formatosi nel 2001, i suoi componenti hanno studiato con Hatto Beyerle et Johannes Meissl presso European Chamber Music Academy (ECMA) e hanno vinto nel 2004 il primo premio al Concorso Šostakovic di Mosca ottenendo anche il Premo Spaciale per l’interpretazione della musica del compositore sovietico. Di successo in successo, Meta4 ha vinto il Concorso Internazionale di musica da camera Haydn di Vienna e, nello stesso anno, ha ottenuto il Premio Finlandese destinato ai giovani musicisti dal Ministero della Cultura. Ha poi ricevuto un contribruto dalla Fondazione Culturale Finlandese.
Il gruppo ha tenuto concerti in tutto il mondo: da Vienna a Milano, da Londra a Dortmund, da Stoccolma a Madrid a New York, partecipando anche a grandi festival come il Kammermusikfest Lockenhau e quelli di Kuhmo e di Helsinki, ed è responsabile del festival musicale di Oulunsalo (Finlande).
Il repertorio dimostra eclettismo e curiosità: dai capolavori del periodo classico e romantico fino alle opere di avanguardia, con una particolare attenzione al repertorio scandinavo (Sibelius, Grieg, Sallinen, Saariaho, Rasmussen, Puumala, Melartin, Kokkonen, Kaipainen ecc.). Il Quartetto è stato scelto come quartetto in residenza al Kuhmo Chamber Music Festival ed è stato inserito nella programmazione della BBC New Generation Artists engagement per l’Inghilterra e il centro Europa.
I musicisti suonano tutti strumenti molto importanti: uno violino Stradivari (1690) dell’Accademia Sibelius, un violino Bellosio (1770) della Banca Cooperativa di Sysmä, una viola Guidantus (1737) della OKO e un violoncello Postiglione (1857) del liutatio Ilkka Wainio. |
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| Domenica 8 marzo 2009 ore 18.00 |
| Orchestra Filarmonica Marchigiana |
BEETHOVEN “QUINTA SINFONIA”
Marco Pierobon tromba
Gunther Neuhold direttore
Robert Schumann (1810-1856)
Ouverture, Scherzo e Finale in mi magg. op. 52
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Concerto per tromba e orchestra in mi bemolle magg. Hob. VIIe:1
Allegro
Andante
Allegro

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 5 in do min. op. 67
Allegro con brio
Andante con moto
Allegro
Allegro |
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| ± INFORMAZIONI |
Nella sua lunga carriera e nella sua enorme produzione musicale Haydn tocca relativamente poco la forma del concerto solistico. Più interessato all’integrazione delle parti nel discorso strumentale (come nelle sinfonie e nella musica da camera) si dedicò al concerto solo quando le occasioni lo richiedevano, ad esempio quando un solista di grande fama si trovava a passare per la corte di Esterhazy dove lavorava o a Vienna dove poi andò a risiedere. Tra questi però stanno autentici capolavori, in grado spesso si segnalarsi tra le perle del repertorio: come il caso del famosissimo Concerto per tromba, composto nel 1796 e sua ultima prova nel concerto solistico scritto per Anton Weidinger, solista alla corte di Vienna e inventore di uno strumento in grado di eseguire tutti i suoni della scala cromatica nell’estensione di due ottave. Una vera rivoluzione, che consentì al musicista di esprimere tutte la sua gioia e la sua abilità compositiva in un capolavoro che ottenne immediato successo sin dalla prima esecuzione a Vienna, nel marzo del 1800.
E solo dodici anni dopo, nella stessa città, sarebbero risuonate le note di una delle sinfonie più celebri della storia: la Quinta di Beethoven. Per Beethoven la forma sinfonica è struttura perfetta per esprimere non solo la sua straordinaria concezione musicale, apice e conclusione del Classicismo, ma anche il suo pensiero più intimo e profondo. E la Sinfonia n. 5 è un grido di battaglia e di vittoria, simbolo di un Beethoven eroico che sfida e vince le avversità del destino. Proposta come detto per la prima volta a Vienna nel dicembre 1808, venne salutata da un’ovazione di consensi. Il suo carattere è all’inizio pessimistico (in do minore) e, alla fine, trionfale (col passaggio a do maggiore): per questo la sinfonia è sempre stata utilizzata come l’espressione della vittoria delle forze del bene sul male. Il celeberrimo tema principale consiste semplicemente in una figurazione ritmica di tre note brevi seguite da una nota lunga: questo tema così semplice (e così celebre) dà poi origine ad innumerevoli idee secondarie che gli assomigliano ritmicamente, ma che cambiano a seconda del contesto. Definito ‘tema del destino’, il motivo fondatore del primo tempo fa sentire la sua eco anche nel tempo lento, pausa solo apparentemente tranquilla, e anche nello Scherzo, dove assume un militaresco aspetto cadenzato. Proprio alla fine di questo movimento Beethoven crea uno dei ‘crescendo’ più entusiasmanti di tutta la storia della letteratura sinfonica che sfocia nella tonalità maggiore, che esplode in tutta la sua grandezza trionfale nel tempo conclusivo.
Il programma si apre con un trittico schumanniano di rara esecuzione, Ouverture, Scherzo e Finale, composto nel 1841, subito dopo la Prima sinfonia, e che è quasi come una sinfonia corta senza tempo lento, che testimonia della continua ansiosa ricerca del musicista di una struttura orchestrale che possa contenere, fuori da ogni schema, la sua prorompente forza creatrice e il suo anelito alla musica assoluta.
Orchestra Filarmonica Marchigiana
L’OFM, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti destinati alle scuole; è partner dei concorsi internazionali di Senigallia, Osimo, Loreto e Fermo. Particolarmente attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha dato vita all’idea “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, a fianco di grandi solisti e di giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive (con Raisat e Raidue) e le incisioni discografiche: tra esse La Serva Padrona e Stabat Mater di G. B. Pergolesi, Guntram di R. Strauss, Ouvertures di Rossini, Le nozze di Figaro di W. A. Mozart, Ouvertures, Preludi e Oberto Conte di San Bonifacio di Verdi, tutte dirette dal suo Direttore Artistico Gustav Kuhn.
Günter Neuhold
Nato a Graz, in Austria, ha completato i suoi studi musicali presso il Conservatorio della sua città con un master. Ha poi seguito corsi di perfezionamento a Roma con Franco Ferrara e di Vienna con Hans Swarowsky. Tra il 1972 e il 1980 ha lavorato presso diversi teatri d'opera tedeschi concludendo questo periodo come primo Kapellmeister di Hannover e Dortmund. Dopo aver vinto diversi concorsi (primo premio a Firenze e a San Remo, 1976 e a Salisburgo, 1977; Vienna secondo premio, 1977; Milano terzo premio, 1977), ha iniziato una carriera internazionale. Dal 1981 al 1986 è stato direttore musicale al Regio di Parma, dove ha dedicato la maggior parte del suo tempo a opere di Verdi, e direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Arturo Toscanini. Dal 1986 al 1990 è stato direttore responsabile e direttore musicale del Koninklijk Filharmonisch Orkest van Vlaanderen ad Anversa, che ha raggiunto una reputazione internazionale nel corso di questo periodo e con la quale ha condotto tournée in Germania, Italia, Gran Bretagna e Francia. È stato direttore musicale generale presso il Badisches Staatstheater di Karlsruhe dal 1989 al 1995 ha eseguito e il Ring di Wagner. Dal 1995 al 2002 è stato direttore musicale generale e direttore artistico presso il Teatro der Freien Hansestadt Bremen. Neuhold dirige anche orchestre di grande prestigio nei cinque continenti (dai Wiener Philharmoniker alla Staatskapelle di Dresda, dalle Sinfoniche di Amburgo e Hannover all’orchestra della RAI, dalla Filarmonica di Tokyo all’Orchestra Nazionale di Buenos Aires, dall’Orchestra di São Paulo a quella di Vancouver fino all’ABC Australia). Ha diretto il repertorio operistico presso celebri teatri (Wiener Staatsoper, Scala di Milano, Opernhaus di Zurigo, Deutsche Oper di Berlino, Teatro Real di Madrid, Colon di Buenos Aires, Opera di Roma, Philadelphia Opera ecc.), ha tenuto tournée negli Stati Uniti, in Giappone e in Russia edè apparso in numerosi festival musicali internazionali (Salisburgo, Montpellier, Biennale di Venezia ecc.) Vastissima la sua discografia che comprende i capolavori del repertorio vocale (dalla Passione secondo Matteo alla Damnation de Faust) e operistico (Puccini, Wagner), sinfonico dell’Ottocento (Franck, Liszt, Cajkovskij, Mahler) e del Novecento (Stravinskij, Bartók, Kodály, Schreker, Wolf-Ferrari, Schnittke, Berg).
Marco Pierobon
Diplomato al Conservatorio di Bolzano con Otto Rabensteiner, si è perfezionato presso la Scuola di Musica di Fiesole con Roger Bobo e Vinko Globokar e successivamente con Giancarlo Parodi. Ha conseguito il primo premio ai concorsi internazionali Rovere d'Oro (IM) e Aqui Musica (AL), oltre ad aver vinto il concorso presso le orchestre di Bolzano e San Remo. Dal 1997 al 1999 ha fatto parte dell'Orchestra Toscanini di Parma, quindi dal 1999 al 2002 è stato prima tromba e solista dell'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Attualmente è prima tromba dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma e collabora come Acting Principal Trumpet con la Chicago Symphony Orchestra. |
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| Domenica 22 marzo 2009 ore 18.00 |
| I Virtuosi Italiani |
Natalia Gutman violoncello
Alberto Martini primo violino e concertatore
Luigi Boccherini (1743-1805)
Sinfonia n. 1 in re Magg.
Allegro assai
Andante
Presto
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Concerto n. 1 in do Magg. per violoncello e orchestra Hob. VIIb:1
Moderato
Adagio
Finale

Petr Il'ic Cajkovskij (1840-1893)
Serenata in do magg. per archi op. 48
Pezzo in forma di sonatina
Valzer
Elegia
Finale (Tema russo) |
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| ± INFORMAZIONI |
Per l'assoluta omogeneità dell'impasto timbrico in ciascuno dei registri, per la varietà degli effetti possibili, la duttilità della scrittura e la possibilità di ‘staccare’ solisti dal gruppo, l’orchestra d’archi ha sempre pienamente soddisfatto ogni possibile esigenza compositiva, dal Barocco, al Classicismo al pieno Romanticismo, presentandosi ora come assoluta protagonista per esprimere tutti gli effetti di una poetica (come accade qui nella Sinfonia di Boccherini e nella Serenata di Cajkovskij) ora facendosi discreto ma sostanziale accompagnamento nei concerti solistici (come in quello di Haydn).
Volendo procedere nel senso del tempo, il nostro percorso parte dalla prima delle 33 sinfonie di Boccherini, autore che se è più celebre come autore di musica da camera (se non altro per la grandissima quantità di brani di questo tipo) ha costituito, come tutti gli autori italiani a metà Settecento, un punto di snodo importante, e spesso misconosciuto, per la formazione e la costruzione europea della forma sinfonica.
Quasi coevo al lavoro di Boccherini è il secondo brano in programma, un concerto solistico di Haydn autore che, intento ad approfondire i rapporti interni di una costruzione musicale piuttosto che a scoprire le possibili implicazioni del gioco solo-tutti, fu poco interessato al genere. Tuttavia, i due concerti per violoncello e orchestra costituiscono un momento importante per la letteratura solistica di questo strumento in quella fase della storia della musica, e in particolare proprio il Concerto n. 1 (ritenuto a lungo perduto e poi ritrovato negli anni Sessanta a Praga), composto per un grande virtuoso di metà Settecento. A un solido e ben costruito primo movimento segue un Adagio di spirito classico. Veramente straordinario è infine l’ultimo Allegro, per il virtuosismo e per l’energia ritmica che lasciano ampi spazi al solista in grado di sfruttare così tute le possibilità tecniche ed espressive del proprio strumento.
A una prima parte immersa nel mondo del Classicismo, fa da contraltare una seconda che si volta bruscamente ad incarnare la sensibilità quasi morbosa di Cajkovskij con una delle sue pagine più celebri, la Serenata op.48 del 1880. Scriveva proprio il musicista: “Ho composto la Serenata spinto da necessità interiori e vi ho versato fervidi sentimenti”, e sin dal primo movimento essa mostra una serenità velata di nostalgia che, sempre secondo l’autore, richiama i modelli dell’adorato Mozart. Questa serenità si stempera nel Valzer, insieme brillante e melanconico, mentre un pathos composto caratterizza l’Elegi’, e l’ironia benevola del ‘tema russo’ conclusivo è appena contrastata dall’idea lirica proposta dai violoncelli. Tutta la composizione, insomma, oltre che un indiscutibile esercizio di stile è, nella discrezione emotiva e nella strumentazione elegante, una rievocazione malinconica di un tempo ormai irrimediabilmente perduto.
I Virtuosi Italiani
Nato nel 1989, il complesso svolge intensa attività concertistica in Italia e all’estero, distinguendosi tra le formazioni più attive e qualificate nel panorama artistico internazionale. Molteplici le collaborazioni con solisti e direttori coi quali I Virtuosi Italiani hanno suonato nei più importanti teatri e per i principali enti musicali italiani e stranieri. L’attività discografica è ricchissima. Significativo è anche l’interesse da sempre dimostrato per il repertorio di confine, grazie alla collaborazione con artisti del calibro di Chick Corea, Goran Bregovic, Michael Nyman, Ludovico Einaudi, Franco Battiato e Giovanni Allevi. I concerti de I Virtuosi Italiani sono sempre stati coronati dal consenso di critica e di pubblico. I Virtuosi Italiani organizzano, a Verona, il Festival Internazionale Atlantide al Teatro Nuovo e la Stagione Concertistica I Concerti della Domenica - presso la prestigiosa e storica Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico. Le due manifestazioni, che spaziano dal repertorio classico a quello contemporaneo, sono giunte rispettivamente alla terza e alla nona edizione. Numerosi sono i futuri impegni dell’orchestra, tournée in Italia e all'estero (Polonia, Spagna, Europa dell’Est, Stati Uniti, Argentina, Cile, Brasile Uruguay, Cina e Giappone) ed in nuove incisioni discografiche.
Alberto Martini
Diplomato a pieni voti al Conservatorio di Verona si è perfezionato con Corrado Romano al Conservatorio di Ginevra. È stato primo violino di spalla di molte orchestre tra cui Pomeriggi Musicali di Milano, Comunale di Bologna, Teatro Lirico di Cagliari e Scala, e come solista si è esibito con l’orchestra in Italia e all’estero (Pomeriggi Musicali di Milano, Angelicum di Milano, Fort-Worth Symphony Orchestra, Orchestra di Lugano, Accademia I Filarmonici, Teatro Lirico di Cagliari, ecc.) ed è regolarmente invitato in Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Giappone, Cina e Corea. Attivo in ambito cameristico, collabora con musicisti di fama internazionale tra i quali Giuranna, Larrieux, Filippini, Damerini, Carbonare, Campanella, Nordio, Repin, Mustonen, Grubert, Peskanov Pur privilegiando il periodo barocco e classico, il suo repertorio comprende musica romantica e moderna. Incide per Chandos, Emi, Tactus, Naxos, Arts e Dynamic, ha registrato l’integrale dell’opera a stampa di Vivaldi, dei concerti di Veracini (prima mondiale) ed ha completato (2003) l’integrale dell’opera di Bonporti (prima mondiale), con la quale ha vinto numerosi premi internazionali. Ha tenuto masterclass presso la T.C.U. University di Fort-Worth in Texas (USA), e tiene regolarmente corsi di perfezionamento in varie Accademie italiane ed estere. È titolare della cattedra di violino presso il Conservatorio di Trento. Dalla fondazione è stato il leader dell’Orchestra Accademia I Filarmonici di Verona e attualmente ricopre il ruolo di konzertmeister e Direttore Musicale nei I Virtuosi Italiani. Nel novembre 2007 è stato nominato Direttore Artistico dell’Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia. Suona su un violino Goffredo Cappa (Torino 1705).
Natalia Gutman
Nata a Kazan in Russia ha iniziato giovanissima lo studio del violoncello tenendo il primo concerto a 9 anni. Allieva prediletta di Mstislav Rostropovic al Conservatorio di Mosca dal 1964, dopo la vittoria nel 1967 al Concorso della ARD di Monaco di Baviera iniziato la sua carriera internazionale che l'ha vista ospite delle più famose sale e delle più prestigiose orchestre. Tra esse Berliner Philharmoniker, Wiener Philharmoniker, London Symphony, Orchestre National de France. Ospite regolare dei più prestigiosi Festival (Salisburgo, Berlino, Vienna) ha collaborato e collabora con i più grandi direttori d'Orchestra quali Abbado, Sawallisch, Muti, Haitink, Temirkanov, Masur. Molto attiva nella musica da camera, ha lavorato tra gli altri con Richter, Stern, Argerich, Bashmet e con suo marito, il compianto violinista Oleg Kagan. Ha eseguito l'integrale delle Suites di Bach per violoncello solo a Mosca, Berlino, Monaco, Madrid, Barcellona, in Francia, in Italia, Olanda e Svizzera. Molto attenta al ‘repertorio’, è attiva anche nella musica contemporanea ed esegue brani di Gubaidulina, Denisov, Mansurian. Alfred Schnittke le ha dedicato una Sonata e il suo primo Concerto per violoncello. Con la Royal Philharmonic Orchestra e Temirkanov ha inciso i due concerti di Šostakovic per la RCA/BMG Ariola. Con la Philadelphia Orchestra e Sawallisch ha inciso il Concerto per violoncello di Dvorak e con la London Philharmonic diretta da Kurt Masur i concerti per Violoncello di Schumann e di Schnittke, entrambi su etichetta EMI. Sempre per EMI ha recentemente inciso le composizioni cameristiche di Schumann con partners del calibro di Martha Argerich e Mischa Maisky. Natalia Gutman suona un prezioso Guarneri del Gesù.
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| Venerdì
3 aprile
2009 ore 21.00 |
| Orchestra
Sinfonica "G. Rossini" |
Dina Yoffe pianoforte
Daniele Agiman direttore
Fryderyk Chopin (1810-1849)
Concerto n. 1 in mi min. per pianoforte e orchestra op. 11
Allegro maestoso
Romanza
Rondò

Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847)
Sinfonia n. 4 in la magg. op. 90 Italiana
Allegro
Andante
Con moto moderato
Saltarello (Presto) |
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| ± INFORMAZIONI |
“Inizio e fine” potremmo intitolare questo programma: inizio, perché il Concerto di Chopin appartiene agli esordi del musicista polacco; fine, perché la Sinfonia di Mendelssohn è l’ultima pubblicata lui vivente (la Sinfonia n. 5 è infatti postuma) e si colloca ai margini conclusivi del suo cammino artistico.
Il concerto per pianoforte, dopo i grandi esempi viennesi, aveva mutato il suo aspetto: all’inizio dell’Ottocento infatti lo strumento aveva acquistato agilità e potenza, e lo spettacolo preferito dal pubblico era divenuto il recital, col virtuoso protagonista assoluto. In questo momento di transizione, il concerto solistico conosce una straordinaria fioritura, ma anziché proseguire sulla strada beethoveniana dell’integrazione tra pianoforte e orchestra, fa protagonista assoluta la tastiera, che copre col virtuosismo tutti i registri e quasi sostituisce l’orchestra, che si limita a citare i temi e a sottolineare i cambi d'armonia. A questi modelli si rifà anche Chopin (che aveva iniziato la sua carriera proprio come pianista di giro) nei due esempi collocati all’inizio della sua carriera e che rispondono, come accade anche per il Concerto n.1 (1830), principalmente ad esigenze virtuosistiche e non estetiche. Nel primo tempo Chopin aggira la rigida struttura della tradizione con una scrittura pianistica continuamente ornata e variata, e nell’affascinante secondo sembra quasi prendere lo spunto tematico dal belcanto italiano; nell’ultimo, infine, costruisce un brillante ed appariscente Rondò che si rifà direttamente a quei temi ‘alla polacca’ (in questo caso un Krakowiak), che godevano di grandissimo favore presso gli ascoltatori.
Venti anni sostanziali separano il concerto di Chopin dalla sinfonia di Mendelssohn, opera non solo tra le più celebri dell’autore, ma anche dell’intero repertorio.
Rampollo di una delle famiglie più agiate e colte della Germania dell’epoca, Mendelssohn espresse nella sua musica un magico equilibrio, classicheggiante e armonioso. Celebre come direttore d’orchestra, a capo del mitico Gewandhaus di Lipsia riuscì ad entrare nella magia della timbrica sinfonica componendo cinque sinfonie di grande interesse nelle quali egli affiancava la chiarezza formale di Haydn e di Mozart alle inquietudini di Beethoven. La Sinfonia n. 4 (1849) è figlia del ricordo del ‘viaggio di cultura in Italia’ che anche il compositore, come tutti gli uomini di cultura del suo tempo, aveva da giovane compiuto. La sinfonia non descrive momenti particolari della vita italiana, poiché essa è il frutto di una lunga meditazione e richiese lunghi anni di elaborazione. La caratterizzano tuttavia la fantasiosità, il colore fiabesco e la carica ritmica inarrestabile che sono però sempre nel limite della gioia misurata. Questa pulsazione è chiara nel primo tempo cui segue, in una vera e propria oasi lirica, una semplice melodia processionale. Dopo un garbato Minuetto, la sinfonia si chiude con l'unico riferimento alla musica popolare italiana, il Saltarello, un pezzo di allegria incontenibile che conclude in modo quasi bizzarro un’opera davvero singolare nel panorama romantico europeo.
Orchestra Sinfonica G. Rossini
È l’orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino; ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Dal 2005 ha il riconoscimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 2001 è presente al Rossini Opera Festival.
Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata dal M° Alberto Zedda, la formazione ha partecipato con successo alle ultime edizioni del ROF, come Orchestra del Festival, con le seguenti produzioni: La gazzetta e Il viaggio a Reims (Rossini), Un avvertimento ai gelosi (Pavesi) e La poetessa idrofoba (Pacini) nel 2001; L’equivoco stravagante e Il Turco in Italia (Rossini), Gl’inganni della somiglianza (Generali), I tre mariti (Mosca) nel 2002; Adelina (Generali) nel 2003; Il trionfo delle belle (Pavesi) nel 2004; Arrighetto (Coccia) nel 2005; Concerto di bel canto (Vinco-Regazzo) nel 2006; Concerto di bel canto (Bordogna – Taddia) e Concerto d’archi (con musiche di Rossini e Verdi) nel 2007.
Nel 2004 il gruppo si è costituito in associazione autonoma assumendo la nuova denominazione, con l’intento di proseguire la propria attività lirica e sinfonica anche in altre sedi e contesti.
L’attività dell’Orchestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale e all’estero. Organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di Pesaro (Teatro Gioachino Rossini), di Fano (Teatro della Fortuna), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e nei teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino.Nel 2005 l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta, sempre nel 2008 ad Ankara. L’O.S.R. è rappresentata in qualità di direttore organizzativo dal M° Bruno Maronna e di presidente dal M° Saul Salucci.
Daniele Agiman
Milanese, Agiman è diplomato in composizione, musica corale e direzione di coro, pianoforte, direzione d’orchestra e direzione d’orchestra per avviamento al teatro lirico, ed è diplomato col massimo dei voti in direzione d’orchestra all’Accademia Musicale Pescarese. Ha frequentato vari corsi di perfezionamento e ha vinto diversi premi e borse di studio. Ha poi collaborato con varie orchestre italiane (Pomeriggi Musicali, Sinfoniche di Bari, di Sanremo, di Lecce ecc.) ed europee (in Polonia, Ungheria, Russia, Austria). Egualmente attivo nel repertorio sinfonico e operistico, ha diretto i capolavori di Donizetti, Verdi e Puccini in festival e stagioni liriche (come Festival Lario Lirica) in Italia e nel mondo (Argentina, Sud Africa, Francia, Germania, Romania, Svizzera, Georgia, Russia) e sue esecuzioni sono state trasmesse dalla RAI e dall’ORF. Ha ricoperto e ricopre vari incarichi ufficiali, tra i quali di Direttore ospite principale alla Shizuoka Symphony Orchestra. È frequentemente invitato da Università (Bologna, Ancona, Roma Tre, Milano, Seoul), associazioni culturali e centri di studio e ricerca (Rete Stresa, Società Gruppo-Analitica Italiana, I.S.M.O) per riflettere sulla storia della musica occidentale e sull’ermeneutica musicale all’interno del più vasto orizzonte epistemologico e filosofico contemporaneo. Titolare della cattedra di direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano, dal marzo 2007 è professore onorario di direzione d’orchestra all’Università Kurashiki Sakuyo in Giappone.
Dina Yoffe
Iniziata la sua formazione alla Special School of Music di Riga, ha continuato poi alla Scuola Centrale di Mosca e poi al Conservatorio Cajkovskij dove ha studiato con Vera Gornostaeva. Ottenuti importanti riconoscimenti dal 1974 (Concorso Schumann a Zwickau, Concorso Chopin a Varsavia), tra il 1989 e il 1996 ha lavorato con Samuel Rubin all’Accademia di musica dell’Università di Tel Aviv poi, dal 1995 al 2000, è stata professore ospite all’Università Aichi in Giappone e ha tenuto masterclass per la Yamah a Parigi, New York, Amburgo e Tokyo. In giuria in molti concorsi pianistici internazionali (Cleveland, Kiev, Odessa e Takamatsu), membro onorario della Japan Piano Teachers Association, è direttore artistico di festival e corsi di perfezionamento a Moulin D'Andé in Francia. Dal 2000 è stata professore ospite al Summit Music Festival in New York, ha tenuto corsi di perfezionamento in Francia, Germania e Inghilterra ed è professore all’Accademia Internazionale Anton Rubinstein in Germania. Ha tenuto concerti in Europa, Russia, Israele, Giappone, Usa sia in recital che con importanti orchestre e prestigiosi direttori (Israel Philharmonic Orchestra con Mehta, Japanese Radio Orchestra NHK con Marriner, Moscow Philharmonic Orchestra con Gergiev, Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra con DePreist e and Kremerata Baltica Chamber Orchestra con Kremer). Ha registrato per radio, televisione e case discografiche: si segnalano i molti cd di Chopin, la musica da camera di Schubert e opere di Franck e Prokofiev. Attiva anche nella musica da camera è stata a fianco di solisti quali Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Vadim Repin, Michael Vaiman e Mario Brunello. |
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| Venerdì 17 aprile 2009 ore 21.00 |
Orchestra Sinfonica "G. Rossini"
Formazione cameristica |
THRILLER AL ROSSINI
Roberto Molinelli direttore
Musiche di Roberto Molinelli su proiezione del film The lodger (1926) di Alfred Hitchcock.
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| ± INFORMAZIONI |
Questa occasione è ghiotta, perché in teatro compiremo un salto di ottant’anni e andremo al cinema come una volta, a vedere immagini proiettate mentre ascoltiamo dal vivo la colonna sonora. Ciò consente alcune riflessioni, la prima delle quali è che la musica, al cinema, è arrivata prima della parola in una priorità inversa a quella di oggi. Per quanto efficace, oggi la colonna sonora è solo un ‘completamento’ della pellicola basata su immagini e parole; mentre quando tutto è iniziato, nel lontano 1895, la musica era invece l’unico ‘suono logicamente organizzato’ nel buio di una sala dove immagini mute in movimento sorgevano da un luogo misterioso. I dialoghi erano scritti su cartelli posti tra una scena e l’altra ma in sala c’era sempre almeno un pianista a commentare i momenti salienti, perché il racconto che si svolgeva sullo schermo aveva bisogno anche della dimensione sonora per acquistare concretezza e significato.
Così, fin dall’inizio, la musica al cinema venne sempre di più chiamata a creare atmosfere, sottolineare e amplificare particolari stati emotivi, o a diventare essa stessa elemento narrativo (come nella commedia musicale quando una canzone di fatto finisce per essere un ‘dialogo cantato’ anziché parlato). Tuttavia il fatto che la musica per film debba necessariamente essere funzionale alle immagini ha posto da subito vincoli severi al compositore. Innanzitutto vincoli tecnici, poiché la durata di un intervento musicale deve essere perfettamente commisurata alla durata della scena cui va ‘sovrapposta’, e poi vincoli artistici, perché ovviamente nella sua partitura il compositore deve tenere conto del clima generale del film o della sequenza che deve commentare. L’abilità del compositore sta proprio nel ‘piegarsi’ a queste limitazioni, componendo comunque musiche di grande suggestione. Tuttavia, difficilmente lo spettatore si rende conto di questo: a lui giunge solo l’enorme suggestione di una sequenza rimasta nella storia del cinema, cui la colonna sonora ha contribuito in maniera assolutamente determinante. Per questa ragione la musica non è mai mancata in sala,, dai tempi dei fratelli Lumière e, capendone il valore essenziale ed insostituibile in quel contesto, nel genere si cimentarono anche i più grandi compositori del momento (da Saint-Saëns a Mascagni, da Satie a Hindemith, da Šostakovic a Prokofiev) con pagine eseguite estemporaneamente, talora anche da un’orchestra. Questa stessa efficacia espressiva rivivrà per noi spettatori di oggi grazie alle musiche preparate da Molinelli per The lodger, che Hitchcock considerava come il suo “primo vero film”, esempio già straordinario di quello stile suspense che segnerà tutta la carriera dell’artista inglese.
Orchestra Sinfonica G. Rossini
È l’orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino; ha doppia sede a Pesaro e a Fano. Dal 2005 ha il riconoscimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 2001 è presente al Rossini Opera Festival.
Nata nell’aprile 2001, al termine di una selezione coordinata dal M° Alberto Zedda, la formazione ha partecipato con successo alle ultime edizioni del ROF, come Orchestra del Festival, con le seguenti produzioni: La gazzetta e Il viaggio a Reims (Rossini), Un avvertimento ai gelosi (Pavesi) e La poetessa idrofoba (Pacini) nel 2001; L’equivoco stravagante e Il Turco in Italia (Rossini), Gl’inganni della somiglianza (Generali), I tre mariti (Mosca) nel 2002; Adelina (Generali) nel 2003; Il trionfo delle belle (Pavesi) nel 2004; Arrighetto (Coccia) nel 2005; Concerto di bel canto (Vinco-Regazzo) nel 2006; Concerto di bel canto (Bordogna – Taddia) e Concerto d’archi (con musiche di Rossini e Verdi) nel 2007.
Nel 2004 il gruppo si è costituito in associazione autonoma assumendo la nuova denominazione, con l’intento di proseguire la propria attività lirica e sinfonica anche in altre sedi e contesti.
L’attività dell’Orchestra, in costante sviluppo, conta di circa 70 esecuzioni l’anno su tutto il territorio nazionale e all’estero. Organizza produzioni concertistiche per le amministrazioni di Pesaro (Teatro Gioachino Rossini), di Fano (Teatro della Fortuna), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio) e nei teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino. Nel 2005 l’O.S.R. si è esibita in Corea del Sud, nel 2007 e nel 2008 a Malta, sempre nel 2008 ad Ankara. L’O.S.R. è rappresentata in qualità di direttore organizzativo dal M° Bruno Maronna e di presidente dal M° Saul Salucci.
Roberto Molinelli
Nato ad Ancona, violista, compositore e direttore d’orchestra, dopo il diploma in viola al Conservatorio di Pesaro con il massimo dei voti e la lode, ha vinto concorsi nazionali e internazionali e ha suonato come solista con importanti orchestre (anche come prima viola solista) e in formazioni cameristiche nelle più prestigiose sale da concerto italiane ed estere. Ha al suo attivo numerose registrazioni per radio e tv e cd con importanti prime assolute. È docente di viola al Conservatorio di Pescara, Direttore Artistico dell’Orchestra da Camera di Bologna e fondatore dell’Ensemble Opera Petite (recentemente esibitosi in Giappone). Come compositore ha collaborato con artisti italiani e stranieri (tra essi Andrea Bocelli, Sara Brightman, Gustav Kuhn, Cecilia Gasdia, Anna Caterina Antonacci, Andrea Griminelli, Lucio Dalla, Valeria Moriconi, Enrico Dindo, Danilo Rossi, Federico Mondelci) realizzando lavori inediti per spettacoli a fianco di orchestre di levatura internazionale. Abbraccia i generi musicali più diversi (classico, sinfonico o da camera, jazz, leggero, colonne sonore) e molte suoi lavori sono stati proposti in sedi importanti (Carnegie Hall, Scala, Euroradio, Teatro Hermitage ecc.) sempre con grande successo e per importanti occasioni (anniversario della scomparsa di Papa Wojtyla, ricordi di Astor Piazzola, di Maria Montessori e di Leonard Bernstein, Giubileo 2000, commemorazione dell’11 settembre 2001 ecc.) e in diversi Paesi del mondo. Una sua composizione originale è stata scelta come colonna sonora della campagna pubblicitaria Barilla, in onda da settembre 1999. |
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| Venerdì 8 maggio
2009 ore 21.00 |
| Orchestra Filarmonica Marchigiana |
FUSIONI
Anna Maria Chiuri mezzosoprano
Nicolas Altstaedt violoncello
Mario Ancillotti direttore
Manuel De Falla (1876-1946)
El amor brujo (L’amore stregone), suite dal balletto per orchestra e voce
Introduccion y Escena
En la cueva - La noche
Cancion del amor dolido
El aparecido
Danza del terror
El circolo magico
Romance del pescador
Danza ritual del fuego
Escena
Danza del juego de amor
Pantomima
Cancion del fuego fatuo
Final (Las campanas del Amanecer)
Siete canciones popupares españolas
El pano moruno
Seguidilla murciana
Asturiana
Jota
Nana
Cancion
Polo

Friedrich Gulda (1930-2000)
Concerto per violoncello e orchestra di fiati
Ouverture
Idylle
Cadenza
Menuett
Finale alla Marcia |
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| ± INFORMAZIONI |
Nel quadro incredibilmente variegato della rinnovamento musicale della prima metà del Novecento la posizione di Manuel De Falla è assai particolare. Anziché infatti inventare un nuovo linguaggio per una nuova musica (come accade nel caso della dodecafonia) De Falla sembra seguire la strada di Bartok, cioè attingere alle vere autonome radici della musica popolare (quella spagnola in questo caso) per rinnovare il linguaggio del tardo romanticismo. Formatosi sullo studio dei grandi romantici, sul contatto con Debussy e sull’analisi della polifonia rinascimentale spagnola, il dato etnico, recuperato finalmente in modo oggettivo, non è più (come accadeva nell’Ottocento) l’elemento da nobilitare con l’intervento della cultura, ma il modello originale attraverso il quale si può cambiare radicalmente il linguaggio di una tradizione colta ormai consunta. Dopo con l’opera La vida breve (1905) e il soggiorno a Parigi, tornato a Madrid allo scoppio della guerra mondiale è a quel punto che la forza della musica folklorica spagnola comincia a diventare parte sostanziale dello stile e della concezione compositiva di De Falla, come dimostra la forza cruda e asciuttissima delle Siete canciones popupares españolas (1914). Del 1915 poi è El amor Brujo (L’amore stregone) dove, lungi dal limitarsi alla mera registrazione dei canti di villaggio, penetrava nel clima stesso dello spirito spagnolo, lontano da ogni oleografia ma pieno di quella abbacinante crudezza che caratterizza lo spirito e l’anima do quel popolo. Come affermò il compositore Ramón Barce: “De Falla lavora sulla fiamma, sulla pietra viva del cantiere folklorico. Una cosa lo salva dal pericolo: ed è che ha il talento per superare gli elementi ispiratori. Egli sa, più che raccogliere, estrarre, più che ammucchiare, e selezionare. È maestro nella difficile arte di rendere grave ciò che non ha peso e di rendere statico il dinamico. In altre parole, di rendere elitario il popolare”. Se la prima del balletto era stata proposta a Madrid (come detto, nel 1915) il vero successo arrivò alla rappresentazione parigina nel 1928, affidata ad una celeberrima danzatrice di flamenco, l’Argentina. La musica del balletto era però ormai notissima (tra tutti la celeberrima “Danza rituale del fuoco”) perché lo stesso autore aveva, nel 1916, tratto la suite sinfonica che ascolteremo questa sera.
E a quanto il concetto di ‘popolare’ abbia assunto nel corso del ‘secolo breve’ valori e significati assai differenti, di fronte a De Falla sta il viennese Fiedrich Gulda, che pur di solidissima formazione ‘classica’ mano a mano si è allargato sia come interprete che come compositore ai repertori non colti (in particolare al jazz) affiancando spesso nei suoi concerti musiche del repertorio, canzoni e pagine di derivazione afro-americana. Riconosciuto come uno dei più importanti pianisti del Ventesimo secolo (anche se considerato un “ribelle”) Gulda è rimasto lontano dalle concezioni accademiche anche come compositore, come dimostra proprio il Concerto per violoncello e orchestra di fiati che è originale già nella formazione dell’organico. Se infatti la parte solistica non dimentica l’eredità dei grandi concerti classici per violoncello, l’orchestra, limitata ai soli fiati, fa esplicito riferimento alla tradizione delle grandi jazz-band americane.
Orchestra Filarmonica Marchigiana
L’OFM, fondata nel 1985 (dal febbraio del 2000, insieme alla Regione Marche e all’Università degli Studi di Ancona, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, FORM), è dal 1987 una delle dodici Istituzioni Concertistiche Orchestrali Italiane. Opera in regione con stagioni liriche e sinfoniche, rassegne cameristiche e concerti destinati alle scuole; è partner dei concorsi internazionali di Senigallia, Osimo, Loreto e Fermo. Particolarmente attenta alla valorizzazione dei compositori marchigiani, ha dato vita all’idea “Le Marche Parco Europeo della Musica”. Dal 1998 è orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz, a fianco di grandi solisti e di giovani talenti. Numerose le apparizioni televisive (con Raisat e Raidue) e le incisioni discografiche: tra esse La Serva Padrona e Stabat Mater di G. B. Pergolesi, Guntram di R. Strauss, Ouvertures di Rossini, Le nozze di Figaro di W. A. Mozart, Ouvertures, Preludi e Oberto Conte di San Bonifacio di Verdi, tutte dirette dal suo Direttore Artistico Gustav Kuhn.
Mario Ancillotti
Mario Ancillotti, fiorentino, ha compiuto gli studi musicali di flauto e composizione con insegnanti quali Alfieri, Dallapiccola, Lupi e Franco Rossi. È stato primo flauto dell’Orchestra della Rai di Roma e di Santa Cecilia fino al 1979. Poi si è dedicato all’attività concertistica, apparendo come solista in tutta Europa, Nord e Sud America, Giappone, Israele, Nord e Sud Africa. Ha suonato nelle sale e nei teatri più famosi del mondo (Scala, Suntory Hall a Tokyo, Teatro Coliseo a Buenos Aires, Hercule Salle a Monaco, Teatro Municipal a San Paolo), in importanti Festivals (come Berlino, Barcellona, La Biennale di Venezia, Settimane di Napoli, Maggio Musicale Fiorentino etc.) con celebri musicisti (quali Accardo, Giuranna, Geringas, Leister) e famosi direttori (Maag, Cambreling, Soudant, Gelmetti, Renzetti), lavorando con complessi di grande levatura (I Virtuosi di Mosca, Munchener Kammerorcherster, Franz Listz Orchestra) e compositori (Berio, Penderecki, Petrassi, Henze, Donatoni, Sciarrino, Pennisi, guarnirei) dei quali ha tenuto numerose prime esecuzioni. Incide per la Koch Schwann, Nuova Era, Tactus, Dynarnic. Insegna alla Scuola di Musica di Fiesole, alla Hochschule della Svizzera Italiana a Lugano e tiene corsi estivi in varie parti del mondo. Si dedica anche alla direzione con l’Orchestra Regionale del Lazio, l’Orchestra Sinfonica di San Remo, la Filarmonica Marchigiana, I Solisti di Perugia, e dirige ed organizza l’Ensemble Nuovo Contrappunto, che si dedica prevalentemente alla musica del ‘900 e contemporanea, realizzandone le partiture più significative.
Anna Maria Chiuri
Diplomata al Conservatorio di Parma con Jenny Anvelt, si è perfezionata con Franco Corelli e ha vinto alcuni concorsi (tra cui Cascinalirica, Mario Del Monaco, Mario Basiola, Francesco Paolo Tosti, Gianfranco Masini e Cajkovskij a Mosca. Ha debuttato in importanti ruoli verdiani (in Requiem, Aida, Il Trovatore, Falstaff, Nabucco ecc.). Ha poi cantato in Norma, Cavalleria Rusticana, Suor Angelica e Gioconda. Ha cantato anche il repertorio francese (Carmen, Le Comte Ory, Sanson et Dalila) e tedesco (Lohengrin e Reingold) oltre a svolgere attività concertistica per la diffusione del Lieder tedesco e russo.
Ha collaborato con i grandi teatri tra i quali Scala, Massimo di Palermo, Regio di Torino, San Carlo di Napoli, Carlo Felice di Genova, Fenice di Venezia, Verdi di Trieste, Regio di Parma, Sferisterio di Macerata e ha cantato in importanti festival (Ravenna Festival, Puccini Festival) e in numerosi teatri di tradizione italiani (tra essi Bergamo, Cagliari, Modena, Salerno) e stranieri (Avenches, Ginevra, Lipsia, Mosca, Palm Beach, Tel Aviv, Tokyo). Ha collaborato con importanti direttori come Campori, Carella, Chailly, De Bernart, Gandolfi, Muti, Panni, Renzetti, Solti e grandi registi quali Bussotti, Lavia, Olmi, Pizzi, Ranieri, Ronconi, Von Hoeke. Ha inciso per Bongiovanni l'opera contemporanea Pasqua Fiorentina di Isidoro Capitanio, la Messa in Sol di Bellini e Pezzi Sacri di Sammartini e per Artè il DVD Un ballo in maschera con la direzione di Chailly.
Nicolas Altstaedt
Nicolas Altstaedt è stato uno degli ultimi allievi di Pergamenschikow a Berlino, dove ha completato gli studi con David Geringas e ha sentito l’influsso di maestri quali Rostropovich, Zimmermann, Schiff e Bylsma.
Ha vinto numerosi concorsi negli ultimi anni (tra cui il premio della Accademia Kronberg e l’International Cello Competition di Stoccarda) e ha suonato come solista con orchestre quali la finlandese Radio Symphony, la Tapiola Sinfonietta, la Sinfonica di Basilea, la Radio Symphony di Berlino, la Kremerata Baltica. Ha partecipato ai grandi festival (come quelli di Gerusalemme, Rheingau, Schleswig-Holstein, Basilea, Bonn ecc.).e si è esibito come solista e in gruppi da camera in tutto il mondo (dalla Corea al Giappone, dall’Europa agli Stati Unitidi) a fianco di grandi artisti quali Kremer, Bashmet, Lonquich, Braunstein, il Scharoun Ensemble della Filarmonica di Berlino e spesso esegue musiche del repertorio contemporaneo. A seguito della vittoria al Concorso internazionale di violoncello in Nuova Zelanda (2006) ha compiuto una tournée nel Paese con la New Zeland Symphony Orchestra. Si è esibito con la Stuttgart Radio Symphony Orchestra e Norrington e col Collegium Musicum di Winterthur con Griffiths, oltre che con le orchestre (tra le altre) di Melbourne, di Adelaide, di Stoccarda, di Bamberg e avere inaugurato il Festival di Salisburgo 2008. In questa stagione ha debuttato con successo con la Tonhalle Orchester di Zurigo sotto la direzione di Marriner e registrerà il Concerto di Schumann, le Variazioni Rococò di Cajkovskij e il Concerto di Gulda con la Filarmonica della Renania-Palatinato. Nel 2009 registrerà il Concerto di Haydn con Sanderling.
Suona un violoncello di Nicolas Lupot (Parigi 1821) proprietà della Deutsche Stiftung Musikleben. |
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