Venerdì 8 agosto 2008 - ore 21.00
 I Musici di Parma
Christoph Hartmann oboe solista dei Berliner Philharmoniker

Orchestra da camera de I Musici di Parma

Antonio Vivaldi (1678-1741)
Concerto in Do magg. per oboe e archi P 91
Allegro
Adagio
Allegro


Concerto in La magg. per archi e b.c. RV 158

Allegro molto
Andante molto
Allegro


Johann Adolf Hasse (1699-1783)
Concerto in Sol magg. per oboe, archi e b.c.
Allegro
Andante
Allegro
Presto




Vincenzo Bellini (1801-1835)
Concerto Mi magg. per oboe e archi
Laghetto cantabile
Allegro


Giuseppe Verdi (1813-1901)
Preludio da La traviata (trascrizione per archi)

Antonio Pasculli (1842-1924)
Simpatici ricordi da La Traviata per oboe e archi
Ricordo di Napoli per oboe e archi

Il curriculum del gruppo di questa sera ci dice che il programma, in due sezioni così diverse, è lo specchio degli interessi di questi bravissimi interpreti. La prima parte infatti esprime l’esperienza nella musica del Settecento, in questo caso quella che racconta la fortuna nella prima metà del secolo dell’oboe (strumento che racconta insieme l’amore e la nostalgia verso il mondo pastorale e arcadico) ma anche la diffusione del concerto solistico ‘all’italiana’ messo a punto da Vivaldi (su cui il programma doverosamente si sofferma) il quale, oltre ad avere utilizzato tutti gli strumenti dell’epoca ed avere scoperto per ciascuno il senso interiore della timbrica, è stato modello in tutta Europa, come appare dal concerto di Hasse che chiude la prima parte della serata.
La seconda parte del concerto compie un salto storico, approdando all’universo (sconosciuto ai più) della musica strumentale italiana dell’Ottocento. Un repertorio che, a chi si applica in una ricerca, affascinante quanto quella nella musica barocca, mostra ogni volta il suo fascino per i suoi collegamenti occulti o palesi al melodramma anche quando utilizza le forme storiche come il concerto o la variazione. Una vera e propria scoperta sono, ad esempio, le musiche del siciliano Pasculli, che (basta chiedere agli oboisti) richiedono una tecnica strumentale trascendentale e il cui virtuosismo è non il fine della composizione, ma il mezzo per esplorare potenzialità strumentali che solo un grandissimo interprete come quello di stasera può realizzare in tutto il loro splendore.
 Domenica 10 agosto 2008 - dalle ore 21.30
 Il cielo dei segreti
Simbologia astrologica in occasione delle nozze tra Costanzo Sforza e Camilla d'Aragona

ore 21.30 : Atmosfere medievali
ore 22.30 : Il volteggiar d’insegne
ore 23.00 : Il trionfo degli astri ovvero La vittoria dell’armonia
ore 23.30 : La luce che purifica
Lunedì 11 agosto 2008 - ore 21.00
 Rossini / Beethoven
Orchestra Sinfonica G. Rossini

Daniele Agiman, direttore
Anna Malavasi, mezzosoprano

Gioachino Rossini (1792-1868)
La regata veneziana
Anzoleta avanti la regata
Anzoleta co passa la regata
Anzoleta dopo la regata


Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 7 La magg. op. 92
Poco sostenuto - Vivace
Allegretto
Presto
- Assai meno presto
Allegro con brio


Inevitabile che un’orchestra che ha Rossini nel suo ‘logo’, al suo primo appuntamento alla Rocca abbia Rossini come sigla. Ma qui abbiamo il Rossini più provocatorio che, terminata l’avventura nel melodramma, utilizza la voce in maniera ‘familiare’, ad esempio nelle tre canzonette (1835) riunite col titolo di Regata veneziana.
Altrettanto inevitabile che l’orchestra mostri poi la sua abilità in uno dei brani più impegnativi del repertorio sinfonico, la Sinfonia n. 7 di Beethoven (1813), definita da Wagner “apoteosi della danza”. All’ascolto risalta infatti il prevalere quasi assoluto dell’elemento ritmico, al punto che al ritmo e non alla melodia è affidata la compattezza interna della sinfonia. Ciò è chiaro già nell’Introduzione al primo movimento, ritmo allo stato puro, dove non troviamo veri e propri temi ma solamente cambiamenti di timbro su alcune note fondamentali. Nel Vivace, ossessionante e lungo sviluppo della cellula ritmica iniziale, la strepitosa avventura ritmica vive uno dei suoi momenti più esaltanti; ma spenti questi echi, l’Allegretto annuncia tutta la sua inquietudine con l’accordo iniziale.
Ancora più sconcertante è però la linearità con la quale si sviluppa la scansione dattilico-spondaica del tema principale, sul quale si stratificano altre linee in contrappunto. Melodia e ritmo si alternano anche nello strano Scherzo in cinque parti, basato sull’alternanza di una sezione di incalzante rapidità e una di statica quiete. Il quarto tempo infine, costruisce nel tripudio del suo tema circolare, la degna conclusione di questo capolavoro.
Domenica 17 agosto 2008 - ore 21.00
 Puccini's Portrait
Orchestra Sinfonica G. Rossini

Marco Berdondini, direttore
Anna Carnovali, soprano
Kim Choon Sik, tenore
Paolo Coni, baritono
Daniele Rubboli, voce recitante

Coro della Fortuna, Fano
Carlo Morganti, maestro del coro

Da Edgar :
Preludio
"Qual voce lontana" - coro
"Addio mio dolce amor" - aria di Fidelia
"Questo amor vergogna mia" - aria di Frank

Da Manon Lescaut :
Intermezzo
"Donna non vidi mai" - aria di Des Grieux

Da Tosca :
"Mario, Mario" - aria di Tosca
"Te Deum" - coro

Da Madama Butterfly :
Duetto della lettera - duetto Butterfly - Sharpless
Coro a bocca chiusa - coro

Da Suor Angelica :
"Senza mamma" - aria di Suor Angelica

Da La fanciulla del West :
"Ch’ella mi creda" - aria di Johnson

Da Tabarro :
"Nulla, silenzio" - aria Michele

Da Turandot :
"Tu che di gel" - aria di Liù
"Nessun dorma" - aria di Calaf

Gli anniversari consentono spesso di riflettere su aspetti importanti di autori anche popolarissimi. Questo accade anche in questo concerto pucciniano che, nello spazio di una serata, ci permette di ripercorrerne il percorso artistico dagli inizi di Edgar (1889) alla conclusione di Turandot (1924) seguendo, insieme, il processo di rinnovamento stilistico di un autore e il cambio dei gusti della società italiana tra Ottocento e Novecento. Interprete dei sentimenti più delicati, che esprime con una sensibilità straordinaria attraverso le splendide melodie di cui fu straordinario creatore, Puccini racconta, anche attraverso una sensibilissima orchestra, le passioni elementari (odio, amore, tradimento, malattia, morte) in maniera raffinatissima.
La carriera di Puccini, se si escludono le opere iniziali come Elgar, viene segnata dal trionfo torinese di Manon Lescaut (1893), momento in cui il suo stile personalissimo in cui complessità e raffinatezza non coprono un’espressività quasi viscerale di immediata presa sul pubblico, ottengono la consacrazione.
Coi successi di La bohème (1896) e Tosca (1900) la sua fama diviene internazionale (La fanciulla del West e Trittico vengono proposti per la prima volta a New York, nel 1910 e nel 1918) ed immortale, fino all’incompiuta Turandot (1924), estremo approdo del melodramma italiano col quale, forse, si chiude per sempre la plurisecolare storia del genere.
Lunedì 18 agosto 2008 - ore 21.00
 Concerto Jazz
HUMANITY (cd Abeat)

Dado Moroni, piano
Tom Harrell, tromba e flicorno

Humanity è il titolo di un recentissimo cd che vede interpreti proprio i protagonisti di questa sera, due dei più grandi nomi del jazz di oggi i quali, con classe cristallina e fraseggi profondamente ispirati ci ripongono qui dal vivo un lavoro che da oltre un anno riscuote i maggiori consensi internazionali. Pagine in cui le sinuose linee della tromba si intrecciano perfettamente con al fantasmagoria del pianoforte in un incontro condotto sul piano della poesia, che parte dagli standard e da alcuni dei più noti classici del jazz per personalizzarli con una sensibilità tutta nuova e impensabile.
Da un lato “svetta la tromba malinconica e trasognata del magnifico Tom Harrell, il quale è già un ‘classico’ vivente perché appartiene a quella ristretta categoria di artisti per i quali la musica è sinonimo di poesia, con quell’incedere lirico, dolente quanto emozionante, che sin dalle prime note non mancherà di suscitare negli ascoltatori emozioni forti e profonde”. Dall’altro il pianoforte di un grande genio della tastiera, che sa passare dalla dolcezza alla forza per assecondarne il pensiero con classe pathos ed integrità artistica. Per invitare all’ascolto vogliamo chiudere con le parole di una delle tante entusiaste recensioni di questo lavoro “Quando esistono idee interessanti e un grande feeling, suonare in duo non costituisce assolutamente un impedimento, tutt'altro.
L'impasto che rende solida e robusta la costruzione di questo disco è il mainstrem. I due animano conversazioni pulsanti e sofisticate con grande spontaneità ritmica, con un lirismo di un'efficacia disarmante, intriso di passionalità in virtù di un moto introspettivo che toglie il fiato già dalle prime note”.
Mercoledì 20 agosto 2008 - ore 21.00
 Thriller alla Rocca
Orchestra Sinfonica G. Rossini in formazione cameristica

Roberto Molinelli, direttore

Musiche di Roberto Molinelli su proiezione del film The lodger (1926) di Alfred Hitchcock

L’occasione è ghiotta: alla rocca faremo un salto di ottant’anni e andremo al cinema come una volta, a vedere immagini proiettate mentre ascoltiamo dal vivo la colonna sonora. Ciò consente alcune riflessioni, la prima delle quali è che la musica, al cinema, è arrivata prima della parola in una priorità inversa a quella di oggi. Per quanto efficace, oggi la colonna sonora è solo un ‘completamento’ della pellicola basata su immagini e parole; mentre quando tutto è iniziato, nel lontano 1895, la musica era invece l’unico ‘suono logicamente organizzato’ nel buio di una sala dove immagini mute in movimento sorgevano da un luogo misterioso. I dialoghi erano scritti su cartelli posti tra una scena e l’altra ma in sala c’era sempre almeno un pianista a commentare i momenti salienti, perché il racconto che si svolgeva sullo schermo aveva bisogno anche della dimensione sonora per acquistare concretezza e significato.
Per questa ragione la musica non è mai mancata in sala,, dai tempi dei fratelli Lumière e, capendone il valore essenziale ed insostituibile in quel contesto, nel genere si cimentarono anche i più grandi compositori del momento (da Saint-Saëns a Mascagni, da Satie a Hindemith, da Šostakovic a Prokofiev) con pagine eseguite estemporaneamente, talora anche da un’orchestra.
Questa stessa efficacia espressiva rivivrà per noi spettatori di oggi grazie alle musiche preparate da Molinelli per The lodger, che Hitchcock considerava come il suo “primo vero film”, esempio già straordinario di quello stile suspense che segnerà tutta la carriera dell’artista inglese.